Category: Conventi

Come ci insegna la Regola, il motivo per cui anzitutto ci siamo riuniti è quello di vivere insieme in piena concordia e di avere un’anima sola e un cuor solo in Dio. Questa unione, oltrepassando i confini del convento, raggiunge la sua pienezza nella comunione con la provincia e con tutto l’Ordine. Come nella Chiesa degli Apostoli, anche la nostra comunione ha le sue fondamenta, trova il suo sviluppo e la sua stabilità nello stesso Spirito: in Lui riceviamo il Verbo di Dio Padre con la stessa unica fede, lo contempliamo con lo stesso unico amore e lo lodiamo con una stessa unica voce; in Lui formiamo un solo corpo nutrendoci dello stesso unico Pane; in Lui, infine, abbiamo tutto in comune e siamo destinati a una medesima opera di evangelizzazione.

(LCO cap 1, n. 2-3)

  • Conventi

     

    comunità frati

     

    Come ci insegna la Regola, il motivo per cui anzitutto ci siamo riuniti è quello di vivere insieme in piena concordia e di avere un’anima sola e un cuor solo in Dio. Questa unione, oltrepassando i confini del convento, raggiunge la sua pienezza nella comunione con la provincia e con tutto l’Ordine. Come nella Chiesa degli Apostoli, anche la nostra comunione ha le sue fondamenta, trova il suo sviluppo e la sua stabilità nello stesso Spirito: in Lui riceviamo il Verbo di Dio Padre con la stessa unica fede, lo contempliamo con lo stesso unico amore e lo lodiamo con una stessa unica voce; in Lui formiamo un solo corpo nutrendoci dello stesso unico Pane; in Lui, infine, abbiamo tutto in comune e siamo destinati a una medesima opera di evangelizzazione.

     (LCO cap 1, n. 2-3)

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  • Siena, San Domenico

    Siena, San Domenico

    siena
    I frati domenicani giunsero a Siena già nel 1220, un anno prima, cioè, della morte di S. Domenico, nostro fondatore. Nel 1225 la comunità ricevette alcune donazioni, fra le quali un terreno in donazione da Fortebraccio Malavolti. Iniziarono così i lavori di costruzione della chiesa già nel 1226 che si conclusero nel 1265. Nel corso del ‘300 il complesso venne però ampliato con forme gotiche che si possono vedere ancora oggi.

    La Chiesa di S. Domenico era, in verità, in continua evoluzione. I lavori terminarono finalmente nel 1465. Essa, però, subì diversi incendi (1443, 1456 e 1531). Proprio a causa dell’incendio del ’31, la basilica venne restaurata da Domenico Cinquini. Nel corso del XVII e XVIII secolo, il complesso domenicano subì numerosi rimaneggiamenti barocchi, con l’aggiunta di altari barocchi laterali che si possono ben vedere ancora oggi.

    A causa di un forte  terremoto del 1798 il campanile, già malridotto, fu abbassato al livello odierno e fu dotato del coronamento merlato attuale. Per analoghi motivi di stabilità, si decise di chiudere l’occhio centrale della facciata e le finestre laterali. L’ultimo intervento in Basilica è databile al periodo 1941-1963, in occasione del quale furono tolte le sovrapposizioni barocche, ripristinate in parte le forme gotiche antiche e aggiunte le vetrate con le Storie di santa Caterina.

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  • Roma, Santa Maria del Rosario

    Roma, Santa Maria del Rosario

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    Inizialmente la comunità dei frati domenicani risiedeva a Monte Mario in una chiesa che vede le sue origini intorno al 1651. La chiesa attuale, in zona Prati, venne costruita agli inizi del XX secolo e portata a termine tra il 1912 e il 1916 in stile neogotico dall’architetto Giuseppe Ribaldi. Nel 1912, infatti, con l’aiuto di Papa Pio X, furono iniziati i lavori di costruzione che si conclusero con l’inaugurazione nel giugno 1916.

    L’entrata della chiesa, che affaccia direttamente sulla strada, è protetta da una cancellata in ferro battuto; la facciata presenta un rosone con un mosaico nella lunetta. L’interno si presenta a tre navate suddivise da pilastri e da cinque arcate. Le pitture interne sono di Giovan Battista Conti. Sull’altare absidale vi è un trittico raffigurante la Madonna del rosario; l’abside è impreziosita da tre vetrate policrome che creano suggestivi effetti di luce. Nella controfacciata un mosaico raffigurante la Madonna di Pompei ed un affresco con l’Albero delle profezie di Maria.

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  • Roma, Santa Maria s. Minerva

    Roma, Santa Maria s. Minerva

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    Nella seconda metà del secolo XIII alcuni frati domenicani si insediarono nella chiesa di S. Maria sopra Minerva a seguito di una concessione, nel ’75,  da parte delle monache di S. Maria in Campo Marzio. Con i lavori di ampliamento della chiesa i frati iniziarono a realizzare e ad ampliare quello che sarebbero divenuto il nucleo primitivo del convento. L’antico nucleo del convento era probabilmente formato da un chiostro che serviva per aggregare edifici necessari alla vita quotidiana dei frati che, conformemente alla propria Regola, vivevano (e vivono) in clausura. Già dai primi anni del ‘300 questa realtà domenicana diventa una tra le più importanti della città di Roma, ospitando già più di cinquanta frati.
    Nel XV secolo si ha una intensa attività edilizia  nel complesso minervitano, in particolare grazie al’aiuto della famiglia Orsini, del cardinale Giovanni Torquemada e Oliviero Carafa. Proprio a quest’ultimo,cardinale protettore dell’Ordine, si deve il primo ampliamento di rilievo del primitivo nucleo del convento.

    Il convento fu anche sede di due conclavi che videro l’elezione dei papi Eugenio IV e Nicolo V. Il convento domenicano della Minerva divenne insomma una realtà molto significativa nella vita religiosa romana, vedendo non a caso anche la presenza di grandi figure come S. Caterina da Siena (1347-1380) e il Beato Angelico (1395-1455), entrambi sepolti nella basilica.
    Nel 1577 venne istituito nel convento, da parte di Giovanni Solano, il Collegio di San Tommaso d’Aquino, realtà dedicata alla formazione intellettuale e religiosa dei frati domenicani proveniente dalle provincie d’Italia. Un altro grande ampliamento avvenne nella prima metà del XVII secolo sotto il generalato di Niccolà Ridolfi.

    Durante la violenta occupazione francese di Roma (1797 – 1814) il convento venne utilizzato come caserma di due reggimenti di fanteria, provocando così un forte degrado dei luoghi. Un altro violento cambiamento si ebbe, in particolar modo, con la soppressione delle corporazioni religiose nel giugno del 1810. A seguito di tale editto, infatti, i frati furono costretti ad abbandonare il proprio convento e a disperdersi. Dopo alcuni anni, però, riuscirono a riprendere possesso del proprio convento iniziando, nel 1825, un’opera di restauro delle pitture del chiostro contiguo alla chiesa che, durante l’occupazione francese, venne adibito a stalla. Ma nel 1849 alcuni militari francesi, che con il loro esercito avevano ristabilito a Roma l’autorità pontificia, presero nuovamente alloggio nel convento.

    Il convento venne definitivamente espropriato nel 1871 dal novello Stato italiano quando la “Commissione per il trasferimento della sede di governo a Roma” scelse il convento domenicano della Minerva come sede per il Ministero del Tesoro e delle finanze e, in seguito, della Direzione Generale delle Poste e Telegrafi.
    I frati poterono tornare in una parte del proprio convento soltanto nel 1929 quando, nel clima di riconciliazione fra Stato e Chiesa dovuto al Concordato, riottennero in uso alcuni locali attorno al primo chiostro, quello cioè attiguo alla Basilica.



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  • Pistoia, San Domenico*

    Pistoia, San Domenico*

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    Le prime notizie di un convento di domenicani a Pistoia risale al 1259. A quell’epoca già da qualche tempo era già presente in città una comunità. Verso la fine del XIII secolo fu ultimata la costruzione del transetto della chiesa ed il convento era già abbastanza ampio da poter ospitare i capitoli provinciali. Sin dalle origini il convento è stato luogo di studio e di predicazione e la comunità ebbe rapido sviluppo. Tracce di quell’epoca sono ancora visibili negli affreschi conservati (in particolare la bellissima crocifissione con la sua sinopia degli inizi del ‘300 nel Capitolo).
    Attorno alla comunità dei frati condividevano il carisma apostolico dell’Ordine gruppi di laici uniti in confraternite e le suore claustrali. Tra le confraternite degna di nota è la Compagnia dei Magi di cui resta documentazione in un famoso affresco di Benozzo Gozzoli ‘L’arrivo dei Magi’ nella Cappella dei Magi (titolo dato alla ex sacrestia, ora trasformata in cappella) e nel nome di una strada adiacente al convento (via dei Magi appunto). Nel secolo XIV, pur provato dalla peste nera, il convento vide la presenza di uomini di studio e predicatori: tra di essi è da ricordare Andrea Franchi (+1401), vescovo di Pistoia in anni di conflitti tra fazioni cittadine – tra le quali operò per la pace – e di epidemie . Nel corso del secolo XV il convento si unisce al movimento di riforma iniziato da Caterina da Siena e da Giovanni Dominici, ed ebbe uno degli esponenti di spicco in Lorenzo da Ripafratta (+1456). Nel secolo XV la vita conventuale vede l’affermarsi di una forte attività apostolica e si distingue in particolare la figura del predicatore Giovanni da Pistoia (+1493). Anche le vicende del movimento savonaroliana segnarono la vita dei domenicani pistoiesi: qui infatti vennero accolti frati provenienti da san Marco dopo l’allontanamento forzato. Tale temperie spirituale trova attestazione artistica nell’opera di uno dei grandi artisti di cui rimangono alcune opere ancora visibili nella Cappella dei Magi, Paolino del Signoraccio, compagno e discepolo di Bartolomeo della Porta. Il periodo successivo al Concilio di Trento vide un ampio lavoro di ristrutturazione architettonica che interessò il chiostro e la chiesa. Nel 1785 per iniziativa del granduca Leopoldo, appoggiato dal vescovo Scipione de’ Ricci, a Pistoia furono soppressi tutti gli istituti religiosi maschili e ridotta la presenza dei monasteri. Rimasero i conventi di suore. Il convento da quel momento fu affidato alle suore domenicane per quasi un secolo e mezzo.

    Nel 1928 in seguito ai Patti lateranensi – che prevedevano la restituzione di alcune proprietà confiscate dallo Stato italiano agli enti religiosi – i domenicani tornarono a Pistoia nel convento restituito come proprietà della Provincia Romana e per l’occasione ampliato con la costruzione del secondo piano. Divenne da quel momento sede del noviziato, dello studentato e dello Studium provinciale. Durante la guerra pesanti danni furono causati dal bombardamento sulla città di Pistoia in particolare nella biblioteca, nel refettorio grande, nel chiostro e nel capitolo. Gli anni ’50 e ’60 videro, in parallelo alla progressiva ricostruzione, la fioritura dell’attività di studio e di predicazione in un’atmosfera di vivace collaborazione anche data la presenza dei molti giovani. Nel periodo del concilio Vaticano II fiorirono le attività di una nuova serie della rivista storica ‘Memorie domenicane’ e la redazione di una rivista attenta a temi teologici in rapporto alle vicende storiche e sociali ‘Vita sociale’: lo Studium e l’attività delle riviste furono luoghi di ricerca storica, di dibattito culturale in rapporto con la vita cittadina. A metà degli anni ’70 sorse e proseguì la sua attività per circa vent’anni una associazione culturale ‘La vigna’ per la formazione dei giovani, associata alla vita della comunità. Dopo la chiusura dello Studio provinciale progressivamente il convento vide diminuire la presenza di frati. ‘Vita sociale’ ha cessato le pubblicazioni alla fine degli anni ’90. Impulso nuovo, in una nuova stagione di impegno è stato vissuto in tempi recenti: il convento si caratterizza oggi per essere luogo di formazione teologica, spirituale e di predicazione. Attualmente i frati che compongono la comunità sono impegnati in vari modi nell’attività di studio, di insegnamento e nell’apostolato. Molti incontri di formazione e studio di frati e di gruppi di laici sono organizzati dal convento pistoiese che si sta sempre più connotando come spazio aperto all’incontro, alla ricerca e al dibattito nella prospettiva di una spiritualità attenta alla storia e di una teologia in rapporto con l’esperienza. E’ curata la Biblioteca che comprende circa 40.000 volumi. Il convento è sede attualmente dell’associazione ‘Koinonia’, che stampa una omonima rivista a cadenza mensile, e del centro Espaces intitolato a ‘Giorgio La Pira’, centro legato ad un progetto dell’Ordine domenicano a livello europeo per contribuire alla costruzione dell’Europa con un respiro spirituale e orientata alla pace tra i popoli e al dialogo tra le religioni.

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  • Perugia, San Domenico

    Perugia, San Domenico

    perugia

    I domenicani Cristiano Ermanni della Staffa e il b. Nicola da Giovinazzo, che giunsero a Perugia intorno al 1230, furono i primi frati mendicanti a stanziarsi in città. Qui edificarono tra il 1231 e il 1260 una primitiva chiesa nell’area dove oggi sorge il chiostro maggiore.
    Nel 1304, avendo l’Ordine assunto un ruolo assai importante in città sia dal punto di vista politico che religioso, si iniziarono i lavori di costruzione per una nuova grandiosa basilica. La chiesa venne terminata nel 1458 con stile gotico e consacrata da papa Pio II Piccolomini l’anno successivo.
    La nuova chiesa a tre navate con copertura a volta sorretta da piloni ebbe già alla metà del Cinquecento i primi problemi di staticità.
    All’inizio del Seicento dopo il crollo delle navate (1614-1615) la chiesa venne interamente rifatta su disegno dell’architetto pontificio Carlo Maderno (1629-1632).
    L’imponente facciata, che si apre in cima ad una scalinata a doppia rampa, è ornata da portale di epoca cinquecentesca mentre il fianco e l’abside conservano i contrafforti e le finestre ogivali di epoca Trecentesca
    L’interno, con pianta a croce latina, è caratterizzato da nudità d’insieme. Contrasta con l’austerità delle navate il gotico fiorito della notevolissima vetrata absidale, datata 1411 e firmata dal perugino Bartolomeo di Pietro e dal fiorentino Mariotto di Nardo. Il finestrone, alto 23 metri, è il più grande dell’epoca dopo quello del Duomo di Milano.
    Il campanile fu costruito verso la fine del Quattrocento ed era sormontato da un’altissima cuspide piramidale che sorreggeva una palla ed una croce. L’altezza complessiva doveva raggiungere i 126 metri. Nel 1545 fu mozzato al disopra dei due finestroni gotici.

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  • Montepulciano, Sant’Agnese*

    Montepulciano, Sant’Agnese*

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    La chiesa di S. Agnese venne eretta dal 1306 per volere della stessa santa poliziana Agnese Segnialla. Essa, però, sul finire del ‘600 fu radicalmente ristrutturata. La facciata conserva il portale trecentesco mentre le altre parti ornamentali vennero realizzate nel ‘900. La torre campanaria in mattoni risale agli inizi del ‘700. L’interno a navata unica conserva un affresco trecentesco con la “Madonna col Bambino” della scuola di Simone Martini, un “Crocifisso” in legno di scuola renana del ‘200, “San Michele Arcangelo sconfigge il demonio” di Francesco Curradi (fine ‘500), un affresco con la “Madonna del latte” di scuola senese della metà del ‘400. Sull’altare maggiore si conserva il corpo della santa domenicana. Nella sagrestia e nei locali del santuario sono contenute numerose testimonianze della santa.

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  • Firenze, Santa Maria Novella

    Firenze, Santa Maria Novella

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    Da un documento del 983 sappiamo che l’antica chiesa di Santa Maria Novella fu riconfermata in concessione ai canonici della cattedrale fiorentina dall’imperatore Ottone II.
    La città del X secolo era, in confronto a oggi, notevolmente ridotta e la piccola chiesa sorgeva fuori dalle mura. I documenti dell’epoca la citano talvolta col nome di Santa Maria tra le Vigne, a testimoniare la ripresa della coltivazione delle terre circostanti la città, un tempo abbandonate e quindi recuperate e considerate novelle, da cui forse la chiesa ha preso il suo nome.

    Nel 1094 fu consacrata una nuova chiesa di Santa Maria Novella, vicina ma staccata dalla precedente e più grande, con l’accesso a est verso l’attuale piazza dell’Unità Italiana, e situata nella zona della sacrestia e in parte della chiesa vecchia.
    La situazione religiosa della città nel XIII secolo, in particolare la forte e radicata presenza dell’eresia catara, fu uno delle ragioni dell’invio a Firenze nel 1219 di una delegazione di 12 frati domenicani guidati dal Beato Giovanni da Salerno, che giunse da Bologna per volere dello stesso San Domenico e che nel 1221, grazie all’appoggio pontificio, prese possesso dell’antico edificio di Santa Maria Novella.
    Sin dall’inizio sia la chiesa che i locali destinati all’abitazione si rivelarono inadeguati alle necessità di una comunità in continua espansione, poiché ai primi 12 frati bolognesi se ne aggiunsero presto altri, affascinati dall’ideale apostolico che San Domenico aveva dato al suo ordine.
    Quando poi nel 1244 un noto oratore domenicano, San Pietro da Verona (San Pietro Martire) venne a predicare a Firenze, la chiesa non fu più in grado di accogliere i fedeli che accorrevano ad ascoltarlo e fudunque necessario ampliarla a dimensioni più adeguate, gettando così le basi di quello che era destinato a diventare uno dei maggiori insediamenti religiosi

    Il 18 ottobre del 1279 il cardinale domenicano Latino Malabranca, fondò e benedisse la prima pietra della chiesa di Santa Maria Novella dei frati predicatori e nel 1284 la chiesa fu inclusa nella nuova cerchia muraria, nuovamente ampliata data la straordinaria crescita della città. È quasi certo che con il compimento della facciata si conclusero la maggior parte dei lavori di costruzione della chiesa, eccetto forse la sacrestia che risale al 1380.
    A partire dal 1565 la chiesa fu radicalmente restaurata ad opera di Giorgio Vasari, il quale le conferì quell’aspetto con cui ci è più o meno nota oggi.

    In seguito, eccettuati l’arredo della cappella Gaddi, compiuto dal Dosio tra il 1575 e il 1578, e la realizzazione della facciata della sacrestia dei primi decenni del XVII secolo, non vennero più effettuati sostanziali cambiamenti fino alla metà del 1800. In questa nuova ristrutturazione avvenuta tra il 1858 e il 1860, nel vano tentativo di restituire a Santa Maria Novella il suo aspetto originale, gli altari del Vasari furono sostituiti da altri di gusto neo-gotico, si procedette al rifacimento delle finestre secondo le forme gotiche, si realizzò l’impiantito attuale, sostituendo quello di cotto disseminato di tombe, che furono invece allineate tra i pilastri lungo le navate, e infine fu costruito l’altare maggiore attuale, progettato dal Romoli. Il risultato è quanto rimane oggi di Santa Maria Novella.

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  • Firenze, San Marco*

    Firenze, San Marco*

    FIRENZE

    Fondato nel 1299 dai monaci Benedettini Silvestrini, passò nel 1436 ai Domenicani dell’Osservanza.

    Con i finanziamenti di Cosimo dei Medici e sotto la direzione dell’architetto Michelozzo fu completamente restaurato e ristrutturato, nonché abbellito con gli affreschi del Beato Angelico. Durante il primo secolo di vita è stato sede di personalità di spicco, tra i quali S. Antonino Pierozzi e Girolamo Savonarola, e punto di riferimento dei grandi esponenti dell’Umanesimo fiorentino quali Pico della Mirandola e Angelo Poliziano.

    Fu centro della Congregazione Riformata di S. Marco istituita ne 1493 da Savonarola.
    Subì la soppressione napoleonica nel 1808. Fu ripristinato nel 1816. Nel 1866, ad opera del Regno d’Italia, subì una nuova soppressione, in seguito alla quale tutta la parte inerente al chiostro di S. Antonino, con le celle affrescate dal B. Angelico, è divenuta Museo statale mentre veniva lasciata alla comunità quasi tutta la parte restante inerente al chiostro di S. Domenico.

    Trasformata la Congregazione di San Marco nella “Provincia di San Marco e Sardegna” dal Maestro dell’Ordine M. St. Gillet nel 1934, il convento di S. Marco assume il ruolo di sede della Curia Provincializia fino al 1997, anno in cui la Provincia di san Marco e la Provincia Romana si sono unite nella Provincia Romana di Santa Caterina da Siena.

    Il Convento di san Marco, per la sua ricca e movimentata storia plurisecolare, è sicuramente uno dei conventi più importanti e interessanti della storia dell’Ordine. Oltre alle personalità succitate non si possono ignorare i nomi di altri frati insigni che lo hanno illustrato quali: Santi Pagnini cultore studi biblici; Bartolomeo della Porta pittore; Ignazio del Nente autore di scritti spirituali; Sante Cini fondatore dell’Oratorio “S. Tommaso d’Aquino” per l’educazione dei fanciulli; Serafino Razzi predicatore, scrittore e compositore di laudi; Domenico Portigiani scultore e architetto; Timoteo Ricci ardente promotore del Rosario; Vincenzo Marchesi autore di profondi studi storici e artistici; Agostino Bausa missionario in Mesopotamia e poi Vicario Generale in San Marco e Cardinale Arcivescovo di Firenze; Pio Alberto del Corona vescovo di San Miniato, beatificato il 19 settembre 2015. Non si può tacere poi il legame con il Convento di S. Marco di personalità quali S. Filippo Neri, Massimo Greco, santo della chiesa ortodossa, il grande erudito Cesare Guasti, Niccolò Tommaseo erudito e storico della letteratura italiana e Giorgio La Pira, membro della Costituente e sindaco di Firenze, prossimo alla beatificazione.

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  • Fiesole, San Domenico

    Fiesole, San Domenico

    fies Il Convento di S. Domenico, costruito a metà strada tra Firenze e Fiesole, nacque nel 1405-1406 come cenobio di riforma per iniziativa di Giovanni Dominici (+1413) e del vescovo fiesolano Jacopo Altoviti (+1403), entrambi frati di S. Maria Novella.

    Nel “conventino”, che fu abitato fin dagli ultimi mesi del 1406, vennero formati alla vita religiosa domenicana sia, il futuro arcivescovo di Firenze, S. Antonino Pierozzi (+1459), sia il grande pittore Fra Giovanni da Fiesole, detto Beato Angelico (+1455).
    La parte quattrocentesca del convento venne ultimata intorno al 1418 con il generoso lascito di Barnaba degli Agli e nel 1420 il Beato Angelico prese a dipingere sull’archetto d’entrata della piccola chiesa la Madonna benedicente, di cui gli ultimi restauri del 1960 ci hanno restituito la sinopia. Nell’aula capitolare affrescò pure il grande Crocifisso, testimonianza d’arte e di pietà nel suo amato convento.

    A causa della soppressione degli ordini religiosi, voluta da Napoleone, il convento fu espropriato (1808). I frati poterono riacquistare il convento nel 1879, ma, non avendo i soldi sufficienti per pagare il sovrapprezzo richiesto dal proprietario per i dipinti del Beato Angelico, due affreschi furono asportati e venduti dal proprietario e finirono ai musei di Parigi e di San Pietroburgo.

    Nel 1491 iniziarono i lavori di ampliamento sul lato del chiostro parallelo alla chiesa verso Firenze. L’ingente spesa fu sostenuta dalla famiglia Salviati.
    Grazie alla generosità del nobile genovese Jeronimo Brignole, fattosi frate col nome di Fra Cipriano, tra il 1588 e 1590 fu eretto il Noviziato Nuovo (attualmente sede di una sezione dell’Istituto Universitario Europeo) a tre piani, sul disegno dell’architetto Fra Domenico Postigiani, domenicano di S. Marco.
    Oltre al Dominici, a S. Antonino e al Beato Angelico vengono ricordati con onore diversi frati celebri del convento di Fiesole: Santi Pagnini per il risveglio degli studi biblici; Santi Cini fondatore in Firenze della confraternita e della chiesa di S. Tommaso d’Aquino in via della Pergola; Vittorio Ricci, Prefetto Apostolico di Formosa e Cina meridionale, che rivelò all’occidente la scoperta del continente australiano.

    Il porticato esterno e l’elegante campanile della chiesa  sono opera di Matteo Nigetti (1569-1649).
    L’interno della chiesa, trasformata radicalmente all’inizio del Seicento, venne decorato dai pittori M. Bonechi, R. Botti, e L. Del Moro (sec. XVIII).
    Nella volta della navata: San Domenico portato dagli angeli in cielo; sopra il presbiterio: la Vergine in atto di consegnare il Rosario a S. Domenico e tramite suo alle genti dei quattro continenti.
    Il Presbiterio, opera dell’architetto M. Nigetti, ha per sfondo un solenne tabernacolo ligneo di stile barocco, dietro cui è situato un ampio coro seicentesco con 62 stalli parzialmente di noce.

    Nelle cappelle laterali sono conservate alcune importanti opere d’arte: tavola del Beato Angelico, già trittico dell’altare maggiore, riquadrata con sfondo da Lorenzo di Credi (m. 1537); Adorazione dei Magi, di Gian Antonio Sogliani (m. 1542); Annunziata di Jacopo Chimenti da Empoli (m. 1640);  Crocifisso ligneo della Scuola dei Sangallo; Sant’Antonino che riceve l’abito dal B. Giovanni Dominaci di Fabizio Boschi (+ 1642); Battesimo di Gesù di Lorenzo di Credi; Crocifisso ligneo del secolo XIII/XIV, che la Compagnia di San Donato di Scozia trasferì dalla Badia Fiesolana nella nuova sede della parrocchia (1778).

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