Gesù parla ai suoi discepoli e Dice: “Molte cose ho ancora da dirvi ma per il momento non siete capaci di portarne il peso…”. Non ha esaurito perciò tutto il suo messaggio e insegnamento nella predicazione nei tre anni passati con loro. Il suo annuncio è ancora più ricco ed esteso di quanto essi hanno ascoltato e ricevuto. Qualcuno ricorderà loro non solo tutto quello che Gesù ha detto e fatto ma anche ciò che nel suo messaggio è più profondamente contenuto e che da soli non sono capaci a comprendere e sostenerne la responsabilità.
Category: Predicazione
L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).
Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.
(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)
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Lo Spirito Santo, la cella interiore e facebook
Caterina da Siena raccomandava al suo confessore e discepolo Raimondo da Capua di non uscire mai dalla cella interiore del cognoscimento di se medesimo e di Dio in lui. Può sembrare paradossale ma uno dei tanti significati grazie al quale si può abitare facebook implica proprio questo: una crescente conoscenza di sé, di Dio e della famiglia umana. In che senso?
Facebook può essere considerato come l’incontro tra il mio “volto” e il “volto” di migliaia di persone umane, è in un senso molto stretto il “libro dei volti della famiglia umana”.
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Maria e l’Ordine dei Predicatori
In questa domenica celebriamo solennemente l’Ascensione del Signore, ma ricordiamo anche, come ogni 8 maggio, il Patrocinio della Beata Vergine Maria sul nostro Ordine. Quest’ultima circostanza ci offre l’occasione di una breve riflessione sui i rapporti dei Domenicani con la Madonna. Come si sa, il medioevo centrale fu un tempo di grande fervore mariano.
È l’epoca, per esempio, in cui, demolita la vecchia cattedrale di Parigi dedicata al protomartire santo Stefano, la nuova cattedrale gotica elevata allo stesso posto viene, dal vescovo Maurice de Sully, dedicata a Notre-Dame, cioè alla Madonna, come d’altronde lo sono tante cattedrali e chiese di quell’epoca.
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Vincenzo Ferrer: entusiasta seguace di Domenico
Nonostante la diffusa devozione in molti paesi dell’Italia e della Spagna verso San Vincenzo Ferrer, poche volte ci si è soffermati a riflettere sul suo essere stato Frate predicatore e quindi figlio di San Domenico. Vedendo le sue immagini lo si riconosce come Domenicano per il suo abito bianco ammantato dalla cappa nera, ma è difficile trovare una riflessione che permetta la conoscenza di questo Santo alla luce della sua appartenenza al nostro Ordine. Quando Vincenzo entra nel convento dei Domenicani di Valencia, il 2 febbraio del 1367, l’Ordine esiste da appena un secolo e mezzo. Eppure la storia dei Frati Predicatori ha conosciuto già grandi figure: San Pietro Martire, San Giacinto, il Beato Giordano di Sassonia, San Raimondo di Penafort, San Tommaso d’Aquino, Umberto di Romans, Munio di Zamora.
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Domenico e Caterina: nel cuore di Dio, nel cuore della Chiesa
«A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome… » (Gv 1,12)
Quando l’anima orante invoca i Santi per chiederne il patrocinio nelle tempeste o nelle gioie della vita, le parole spesso sono superflue in confronto alla loro grandezza di spirito. E anche quando se ne discutono le virtù e l’esempio, le nostre parole rivelano solo un qualcosa, solo un poco dei moti dell’anima, solo una piccola parte della loro reale devozione a Dio.
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“Trattatelo come vicario di Cristo in terra”
Pubblichiamo l’ultima omelia tenuta in occasione del triduo di preparazione alla festa di S. Caterina da Siena
La questione sottoposta da Paolo e Barnaba al giudizio di Pietro e della Chiesa di Gerusalemme rappresenta uno dei tanti episodi che testimoniano delle discussioni, a volte anche veementi, che da sempre scuotono la Chiesa al suo interno. Possiamo dire che la discussione interna alla Chiesa sia una manifestazione della sua vitalità, e spingerci ad affermare che il progredire nella conoscenza e nell’amore della Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa si realizzi attraversando queste difficoltà, analogamente a quanto succede nella vita di ognuno di noi e delle nostre comunità.
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La vigna dell’anima tua
Omelia in occasione del secondo giorno del triduo che si svolge a S. Maria sopra Minerva in preparazione alla festa di S. Caterina da Siena (29 aprile)
In questo è glorificato il padre mio, che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. E dice sempre san Giovanni: da questo sapranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri. L’amore è il frutto che glorifica Dio e ci rende suoi discepoli.
Tutto l’uomo nella sua completezza, è chiamato a glorificare Dio con la sua vita, a diventare imitatore di Dio che si fa carne. I santi sono per noi un esempio di vita che da gloria a Dio. Santa Caterina in modo particolare è per noi esempio privilegiato, a causa del legame che abbiamo nei suoi confronti. Caterina è in modo particolare patrona della nostra provincia e consorella nella vocazione domenicana del glorificare Dio attraverso la grazia di una predicazione vivificante.
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“Mi affaticherò volentieri perché tu abbia un’ottima pace”
Omelia in occasione del primo giorno del triduo che si svolge a S. Maria sopra Minerva in preparazione alla festa di S. Caterina da Siena
La celebrazione di questa sera ci introduce al triduo di preparazione per la Solennità di S. Caterina, una festa in cui si incrociano numerosi motivi di gioia e di ringraziamento:, festa della nostra città, del nostro Paese e della nostra Europa, di cui Caterina è compatrona e protettrice, festa della nostra comunità e della nostra basilica, che ne conserva il corpo, festa della nostra Provincia domenicana posta sotto la protezione e la guida della santa senese. La pista di riflessione di questa sera, tra le diverse che potrebbero offrirsi alla nostra considerazione di fronte a una figura così ricca e complessa come quella di Caterina, ce la offre lo stesso Vangelo che abbiamo ascoltato, il Vangelo del giorno.
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Felicita, pienezza e novità di vita
“Credo di non essermi fatto alcun merito vivendo in quest’Ordine perché vi ho trovato sempre troppa gioia”
Messaggio vocazionale animato dalle parole del Beato Reginaldo D’Orleans
Avvicinandomi alla data del mio XXV di ordinazione sacerdotale e avendo già compiuto 34 anni dal giorno in cui sono stato accolto nel nostro amato Ordine dei Frati Predicatori, desidero condividre una riflessione che ha come base le famose parole del beato Reginaldo D’Orleans (1180 ca – 1220): una delle figure pilastro e simbolo della nostra famiglia domenicana.
Reginaldo docente di Diritto all’università di Parigi e decano di Saint-Aignan d’Orleans, conosciuto ed eccelso Maestro Reginaldo, dotto in Diritto canonico, arrivato a Roma al seguito del Vescovo di Orleans per seguirlo nei luoghi santi, si ammala gravemente e dopo le visite di San Domenico e la sua esortazione ad entrare tra i Domenicani, viene accolto nell’Ordine.
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Tre Sante Domenicane ed un Tiepolo
Nella bella chiesa veneziana dedicata alla Madonna del Rosario ma conosciuta sotto il nome “dei Gesuati”, per via dell’ordine che abitò la zona fino alla loro soppressione nel 1668, il grande pittore Giovan Battista Tiepolo fra il 1747 ed il 1748 dipinse una maestosa tela raffigurante il mistero dell’adorazione di Gesù Bambino da parte di tre sante domenicane. Le tre sante in questione sono S. Caterina da Siena, S. Rosa da Lima e S. Agnese da Montepulciano. L’intento della committenza, i frati domenicani, era quello di mostrare come l’adorazione del Bambinello fosse al centro della spiritualità e della predicazione domenicana.
La contemplazione del Bambino Gesù altro non è che la contemplazione del grande mistero dell’Incarnazione, mistero d’Amore che negato dagli eretici catari spinse S. Domenico a cominciare la sua opera di predicazione. I figli e le figlie di Domenico non predicarono questo Mistero solo con le parole e con le opere d’arte presenti nelle loro chiese, ma in primo luogo con la propria vita. Infatti al centro della vita delle tre sante in questione vi è sempre un episodio che le ritrae con il Bambinello fra le loro braccia.
