Category: Predicazione

L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).

Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.

Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.

(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)

  • Quello Domenicano è un Ordine mendicante

    Quello Domenicano è un Ordine mendicante

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    Lettera del Maestro dell’Ordine fr. Bruno Cadorè sulla mendicità 

    Mendicanti nell’essere solidali con gli altri Per una cultura della solidarietà al servizio della predicazione

    In un mondo dove non c’è mai stata così tanta ricchezza, dove non c’è mai stato così tanto denaro in circolazione, ma in cui la distanza tra chi è ricco e chi è povero aumenta sempre più, l’Ordine non può rimanere indifferente di fronte a questa realtà, né può lasciare che la “logica del mondo” determini i nostri rapporti.

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  • Il digiuno, i digiuni

    Is. 58, 1-9° Sal 50 Mt 9,14-15

    Il tema del digiuno già presente nella liturgia del mercoledì delle Ceneri ci viene riproposto nelle letture di oggi. Ad un popolo che ha solo pretese verso Dio il profeta rinfaccia i suoi peccati ed una religiosità puramente esteriore, tanto che gli stessi “atti religiosi” sono una opportunità per soddisfare la propria ingordigia e per creare maggiore ingiustizia. Modalità del vivere il digiuno del tutto contraria a quella gradita a Dio: rompere le catene di oppressione, creare ponti di fraternità e di condivisione, sciogliere i legami col peccato. Il digiuno più che essere fatto di gesti esteriori deve spingerci a cambiare il nostro cuore: renderlo capace di andare oltre se stessi e cogliere i bisogni, le necessità, le attese di chi ci cammina vicino. Farsi prossimi agli uomini e alle donne del nostro tempo con libertà e generosità, come il “buon samaritano” del vangelo. Ha un senso il digiuno nella società di oggi? Constatiamo che molti ricorrono al digiuno per motivi estetici, di bellezza e di apparenza. Altri più comprensibilmente per ragioni di salute. I cristiani, richiamandosi alla Parola di Dio col digiuno vogliono testimoniare la loro libertà dalle cose: sentirsi signori e non schiavi dei beni terreni. E ancora di più vogliono testimoniare la carità fraterna, la solidarietà ai più poveri e ai bisognosi che anche nella nostra società opulenta bussano con insistenza alle porte delle nostre case e del nostro cuore.

    fr. Daniele Cara
    Convento di S. Maria Novella, Firenze

  • E noi cosa scegliamo tra la vita e la morte?

    Dt 30, 15-20; Sal 1; Lc 9, 22-25

    Il pesce respira con le branchie, nell’acqua. Se salta sulla riva, muore. È la sua natura! Ha tutti i laghi, gli oceani, i fiumi del mondo per scorrazzare dove e come vuole, ma la terraferma, gli è fatale. Anche noi abbiamo il nostro oceano di libertà, e anche noi abbiamo una terraferma che ci porta alla morte. I comandamenti che Dio ci ha dato tramite Mosè ci dicono come restare in quest’oceano di vita. È la nostra natura! Vivere nei comandamenti del Signore non è obbedire ad un arbitrario tiranno che ci chiede di fare quello che non vogliamo, ma significa vivere secondo la nostra vera natura, come il Signore l’ha creata.

    Nel Vangelo di oggi, Gesù ci dice ancora di più: la pienezza della vita, la vita in sovrabbondanza che è venuto a portarci, la riceviamo quando smettiamo di cercare di conservare la nostra piccola vita fatta di certezze umane, di attaccamenti alle cose materiali, di ricerca di una chimerica felicità terrena. La buona notizia è che, se continuiamo ad aggrapparci a queste piccole cose, perderemo anche quelle, affinché possiamo scoprire qual è la vera Vita.

    In questa Quaresima, tutti insieme, abbandoniamo la nostra piccola vita e lasciamoci portare nella pienezza della Vita, che è il Cristo! Facciamolo insieme, per noi, i nostri fratelli e per il mondo, che ha un grande bisogno della nostra testimonianza!
     

    fr. Riccardo Lufrani
    Convento Saint-Etienne, Gerusalemme

  • Dio ci supplica: lasciamoci riconciliare

     Gl 2,12-18 Sal 50, 3-6.12-14.17 2Cor 5,20-6,2 Mt 6,1-6.16-18

     

    Il periodo della quaresima che inizia oggi è ben più che una pratica di mortificazione e di digiuno. È “un cammino di vera conversione” nel quale la liturgia ci introduce con le parole del profeta Gioele: ritornate a Dio con tutto il cuore. Si tratta di un impegno serio che deve condurci preparati alla Pasqua.
    E’ a questo punto di arrivo, la Pasqua, che si collegano le parole di Paolo: “Lasciatevi riconciliare con Dio”. L’evento pasquale della riconciliazione di Dio con l’umanità, già compiuto attraverso l’obbedienza di Gesù, fattosi “peccato in nostro favore”, si deve realizzare ora per ciascuno di noi perché in lui possiamo diventare “giustizia di Dio”.
     

    Il momento è favorevole e il tempo è propizio per accogliere il dono che ci è offerto dell’azione riconciliatrice di Dio. Entriamo in questo cammino quaresimale con gli strumenti che il Vangelo ci propone: le opere di carità, la preghiera e la rinuncia, non con gesti formali ed esteriori, come fanno gli ipocriti, ma come segno di un rinnovamento interiore che ci porti ad una maggiore fedeltà alla Parola di Dio, ad una preghiera più intima e sincera, ad una carità verso gli altri che ispiri i nostri comportamenti.
     

    Ritorniamo a Dio che è misericordioso e pietoso, affidiamoci alla sua misericordia perché ricostruisca in noi la sua immagine, ci dia un cuore nuovo, capace di relazioni secondo giustizia. Dio stesso ci supplica: lasciatevi riconciliare. Partiamo da dove siamo, con le nostre risorse e le nostre miserie, le nostre certezze e i nostri dubbi, la nostra buona volontà e le nostre mancanze. Lasciamoci riconciliare con Dio per divenire giustizia di Dio e suoi ambasciatori nel mondo.

     

    fr. Aldo Tarquini
    Priore Provinciale