
Ho trovato un’ottava opera di misericordia: rallegrare le persone tristi!


E’ come un povero che non ha mangiato da tre giorni e i suoi abiti sono stracciati e così egli appare davanti al re; ha forse bisogno di dire cosa desidera?


Al termine di una vita passata nella santità, come al termine di una vita di delitti, la modalità per entrare in paradiso è una sola: Signore, abbi pietà di me, perché sono un peccatore.
Riflessioni sugli avvenimenti della vita alla luce della Verità del Vangelo. Cinquant’anni di scambio epistolare tra il Card. Biffi ed una monaca carmelitana scalza1
L’11 luglio 2015 concludeva il suo lungo e proficuo pellegrinaggio terreno il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, noto per i suoi scritti in ambito soprattutto teologico e catechetico, per le sue omelie, sempre brevi, ma allo stesso tempo dense e graffianti, delle quali i primi uditori erano coloro che non erano proprio in sintonia con lui, ma che in ogni caso gli riconoscevano una profonda preparazione, coerenza ed onestà intellettuale.


La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile.


Vivi il giorno d’oggi. Dio te lo dà è tuo, vivilo in lui. Il giorno di domani è di Dio, non ti appartiene.


Quando si è fatta la scelta dei poveri, si è sempre sicuri, doppiamente sicuri, di aver fatto una buona scelta. Si è scelto come Gesù e si è scelto Gesù.

Un giorno, Pascal scrisse un « pensiero » diventato assai celebre:
I corpi tutti, il firmamento, le stelle, la terra e i suoi regni, non valgono la più piccola delle menti, poiché essa conosce tutto ciò e se stessa; mentre i corpi non conoscono nulla. Tutti i corpi insieme e tutte le menti insieme e tutte le loro produzioni non valgono il più piccolo movimento di carità. Ciò è di ordine infinitamente più alto. Da tutti i corpi insieme, non si potrebbe farne uscire un pensiero anche piccolo: ciò è impossibile e di un altro ordine. Da tutti i corpi e da tutte le menti, non si potrebbe trarre un movimento di vera carità: ciò è impossibile, di un altro ordine, soprannaturale (Blaise Pascal, Pensées, 783 Br.).
San Tommaso, quattro secoli prima, aveva espresso un concetto analogo in modo assai più stringato e toccante: « Il bene della grazia di un solo individuo è più grande che non il bene naturale di tutto l’universo » (IaIIae, q. 113, a. 9, ad 2m)1. Appena leggiamo queste parole, siamo costretti a riconoscervi una verità incontrovertibile… ma quali prospettive queste parole ci aprono quanto al nostro modo di vivere la nostra fede?