Category: Predicazione

L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).

Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.

Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.

(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)

  • Giona, un segno di « normalità un po’ ribelle »

    Gio 3,1-10   Sal 50   Lc 11,29-32
    Chissà quante volte abbiamo pregato il Signore chiedendo un segno prima di prendere una decisione importante! Signore dammi un segno! Il segno proposto dal Vangelo è il segno della fedeltà a Dio vissuta da Gesù docile alla volontà del Padre! Al di là di cosa saremo chiamati a fare, il segno e l’esempio rimane per noi sempre Cristo. Di fronte ad un’umanità che chiede aiuto, Gesù dona tutta la sua vita! E’ quello che ci viene chiesto: imitare Gesù nella donazione, nel perdono, nell’accoglienza, nella disponibilità, nella tenerezza, nella predicazione, nella testimonianza. Questo fa di noi a nostra volta segno ed esempio per gli altri. La vocazione a essere come Cristo, e quindi segno di donazione per i nostri fratelli, è, sull’esempio di Giona, un vero cammino tutt’altro che facile!

    Prima di andare a predicare ai Niniviti Giona si ribella a Dio, scappa, è gettato in mare, passa tre giorni nel ventre di un pesce, prega, e alla fine si convince e predica alla città di Ninive! Quando i Niniviti si ravvedono sembra quasi scontento della troppa misericordia di Dio … insomma, non so voi, ma io mi ci ritrovo un po’!
    Questo tocco di “normalità un po’ ribelle” mi da coraggio. Non ne faccio un alibi alle mie pigrizie, anche spirituali, ma mi fa accogliere maggiormente la bellezza di un Dio così grande che, nonostante le mie fughe mi convince che vale la pena seguirlo e vale la pena essere segno autentico, perché riflesso della vita che Gesù mi insegna e chiede di vivere.

    fr. Gian Matteo Serra
    Convento santa Maria sopra Minerva

  • Amore e perdono

    Is 55,10-11   Sal 33   Mt 6,7-15:

    Il brano evangelico di oggi ci invita a riflettere sull’amore e sul perdono. Quando preghiamo, chiediamo al Signore di rimettere “a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12). Se perdoneremo agli altri le loro colpe, il Padre nostro perdonerà le nostre (cf Mt 6,14). Perché amare e perdonare tutti? Perché perdonare sempre, persino i nemici? Direi almeno per due motivi

    Innanzitutto perché Dio ci perdona sempre. Il sacramento della Riconciliazione ricostruisce l’amicizia con Dio persa a causa dei peccati commessi. Confessandoci spesso, facendo esperienza del perdono di Dio, impariamo a perdonare a nostra volta gli altri. Nel confessarci da una parte abbiamo la certezza di essere stati perdonati da Dio, certezza che non abbiamo se confessiamo i nostri peccati direttamente a Dio in preghiera senza passare per il confessionale; dall’altra è una scuola di perdono. Come Dio offre gratuitamente ad ogni uomo, giusto e ingiusto, buono e cattivo, i suoi doni, così il cristiano ama gratuitamente e incondizionatamente ogni uomo.

    In secondo luogo dobbiamo perdonare anche i nemici perché lo ha fatto Gesù, lui che insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato non minacciava vendetta. Gesù non ci chiede di essere amici dei nostri nemici, o di fare finta che non sia successo niente, ci chiede di sopportare l’umiliazione, di non moltiplicare la violenza, di vincere il male con il bene, di non togliere a coloro che ci hanno offeso il saluto e la risposta alle domande. Il vero vincitore, il più forte, il più coraggioso, non è l’offensore, ma chi rinuncia alla vendetta.

     

    fr. Manolo Puppini
    Convento S. Maria del Rosario, Roma

  • In questo risiede tutta la speranza dei santi

    Lv 19,1-2.11-18; Sal 18; Mt 25,31-46

    Dinanzi a questo vangelo posso decidermi per un giudizio di esclusione o inclusione. L’esclusione è la via più semplice e sbrigativa ma è davvero quella più evangelica? L’inclusione è più complessa ma dice la fatica del vivere il cristianesimo in questa vita con lo spessore di chi è davvero adulto nella fede. Ma in che modo è possibile realizzare il contenuto di un giudizio di inclusione? Il seguente passo di letteratura tratto dai Fratelli Karamazov di F.M. Dostoevskij può costituire, a proposito, un’utile suggestione: «Ricordati soprattutto che non puoi essere giudice di nessuno. Giacché non può esistere sulla terra giudice di un criminale se quello stesso giudice prima non abbia compreso che egli è un criminale al pari di quell’uomo che gli sta di fronte e che egli stesso è colpevole, forse, più di chiunque altro di quel crimine. Solo quando avrà compreso questo, un uomo potrà diventare giudice. Per quanto possa sembrare assurda, questa è la verità. Giacché se io fossi stato giusto, forse, quel criminale che ora sta di fronte a me, non sarebbe stato tale. Se riuscirai ad assumere su di te il delitto del criminale che ti sta di fronte e che viene giudicato dal tuo cuore, fallo subito e soffri tu stesso al posto suo, e lascialo andare senza alcun rimprovero. […] Credete a questo, credeteci fermamente, giacché in questo risiedono tutta la speranza e la fede dei santi».

    fr. Massimiliano d’Alessandro,
    Convento san Domenico di Fiesole

  • Sta scritto…

    Gen 2, 7-9; 3, 1-7   Sal 50  Rm 5, 12-19   Mt 4, 1-11
     

    Nella prima domenica di quaresima la liturgia ci propone sempre le tentazioni di Gesù. Esse mostrano al cristiano, che di Cristo è seguace e conforme, come vincere le seduzioni del male alle quali formalmente ha rinunciato con il Battesimo.  Essere battezzati richiede un rinnovamento continuo per tutta la vita. Fin tanto che ci viene donato il “tempo” dobbiamo annegare la nostra volontà incline al fascino del male. Il Signore ci fa capire che insieme ai mezzi tradizionali: digiuno – mortificazione, preghiera ed elemosina, deve esserci l’attenzione alla Sacra Scrittura. Sta scritto…  , questa è la risposta che Gesù ci insegna con il suo esempio. Sta scritto…

    Nella quaresima siamo invitati a nutrirci in abbondanza di “ogni Parola che esce dalla bocca di Dio” e non solo di pane, al quale col digiuno, si pò rinunciare per il bene dei nostri fratelli.

    Tutti siamo chiamati ad impegnarci nello scrutare e studiare le Sacre scritture, per una contemplazione amorosa, che porti frutti di santificazione. Ci accompagni la Vergine Maria che ha compiuto, pur partecipando in modo singolare al mistero di Cristo, il pellegrinaggio della fede che trova l’apice nel venerdì santo, pur restando sempre aperta alla luce della Risurrezione.
     

    fr. Antonio Cocolicchio
    Convento S. Maria sopra Minerva, Roma

  • Il Cristo medico delle anime e dei corpi

    Is 58,9b-14 – Sal 85 (86) – Lc 5,27-32

    «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano». (Lc 5,31-32).

    Con queste ultime parole si conclude il passo evangelico che oggi la Liturgia ci offre. E’ una frase ad effetto, che sconvolge! Gesù in questa breve frase compendia tutto il Mistero Divino, il Progetto d’amore che Egli ha per noi. Oggi come allora noi ci riteniamo giusti e retti e non bisognosi delle carezze del Signore ed inorridiamo di fronte a coloro sui quali il Signore opera un cambiamento, ovvero ci scandalizziamo dei pubblicani del nostro tempo che tutto d’un tratto si alzano “dal banco delle imposte” di una vita senza Grazia e cominciano a vivere col Signore.

    La Chiesa ascoltando l’invito di Cristo Medico delle anime e dei corpi ci invita in questo periodo a rivivere con Gesù il Deserto, a sperimentare la Sua mano misericordiosa ed in particolar modo ad ascoltarlo mentre ci chiama non alla morte ma alla vita. Affidiamoci con umiltà a Lui e confidiamo nelle medicine che ci somministra (in particolar modo i Sacramenti) perché chi accoglie Cristo nell’interno della sua casa, vien saziato dalle gioie più straordinarie (S. Ambrogio), gioie queste che giorno dopo giorno possiamo ottenere! … Il tutto sta nel sollevarsi e seguire il solo Medico che davvero conosce le nostre malattie, malattie di cui Lui solo è il farmaco.
     

    fr. Manuel Russo
    Studente al convento di S. Domenico in Bologna

  • Il Rosario Perpetuo: cos’è?

    Il Rosario Perpetuo: cos’è?

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    La Preghiera! E’ questo essenzialmente la finalità della nostra Associazione del Rosario Perpetuo perché, di sua natura, è fondata sulla preghiera. L’Associazione è “un movimento apostolico laicale di preghiera” e più specificamente di preghiera con il santo Rosario. Essa è stata fondata, infatti, per dare una perpetua lode alla Madre di Dio con la recita del Rosario che Lei stessa ha ispirato e che più volte ha significato di gradire , ma nello stesso tempo, la nostra Associazione, è stata fondata per invocare Maria affinché ci ottenga dal Signore le grazie necessarie per il mondo, per i nostri cari vivi e defunti e per ognuno di noi.

    Per realizzare questo intento l’Associazione del Rosario Perpetuo organizza gli iscritti in modo tale che in ogni ora del giorno e della notte ve ne sia un certo numero che, con il Rosario, preghi la Vergine a nome di tutti gli altri iscritti per i motivi suddetti. Un’ora in più di preghiera, da parte di ogni iscritto, quale segno di amore filiale verso la Vergine Santa.

    Il “Rosario Perpetuo” non promuove particolari opere sociali o caritative, non perché le disprezzi o le creda inutili, ma, proprio per assicurare la riuscita di quelle già esistenti, è convinto che alla base di quelle “opere” deve esserci la preghiera perché più sicuramente raggiungano il loro scopo. Il “benessere materiale” si è spesso trasformato in “malessere spirituale” e … non solo spirituale. Ogni nostra fatica, senza la preghiera, sarebbe inutile. C’è un salmo, che dice: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori …”

    La nostra Associazione, da parte sua incrementa la preghiera, riunendo insieme le persone che credono nel suo valore, e lo fa nel silenzio, senza pubblicità: l’immagine che presenta di se stessa è quella delle “acque sotterranee” che, pur invisibili, bonificano il terreno che reso fecondo produce abbondanti i suoi frutti . Sia proprio rugiada benefica, per i nostri cari e per tanti bisognosi, quale squisita ed efficace carità nostra per loro, anche il nostro Rosario e specialmente “l’Ora di Guardia in comune”. L’Ora di Guardia è la recita comunitaria o personale del Rosario che facciamo per più di un’ora: essa trae il nome del primo mistero doloroso nel quale Gesù “rimprovera” gli Apostoli prediletti “perché non erano stati capaci di vegliare “un’ora sola” con Lui”. Noi dell’Associazione del Rosario Perpetuo, sotto l’ispirazione della Madonna e guidati da Lei, vogliamo “corrispondere” a quell’Ora chiesta da Gesù. Al termine della nostra Ora, saranno altri a iniziare la loro Ora e così per tutto il mese, per poi rispondere nuovamente, con la corona in mano, il mese successivo.

    Fonte: Il Rosario Perpetuo

  • Il rosario

    Il rosario

    rosario

    La tradizione ci dice che S. Domenico ricevette dalle mani della B. Vergine Maria la corona del S. Rosario. Questa preghiera consiste in un meraviglioso riassunto di tutto il Vangelo, meditato insieme a Maria. In internet ( siti web, nei blog e nei social network, etc. ) si possono trovare moltissimi siti che rimandano alla preghiera del Rosario, ma il nostro Ordine ha un sito ufficiale che è www.rosarium.op.org, aggiornato quotidianamente, in cui ci sono più di 1.500 documenti sul rosario in 50 lingue. Il motto di questo sito è “Prega, predica, vivi… il Rosario!”. E’ un grande programma per andare a Gesù per mezzo di Maria.

    “Poichè la contemplazione delle realtà divine ed il colloquio intimo e familiare con Dio sono da ricercare non solo nelle celebrazioni liturgiche e nella lettura della parola di Dio, ma anche nell’assidua orazione privata, i frati pratichino con diligenza questa forma di orazione.
    Ai frati, poi, stia a cuore la devozione tradizionale nel nostro Ordine alla Vergine Madre di Dio, Regina degli Apostoli ed esempio di meditazione delle parole di Cristo e di docilità alla propria missione. Questa forma di orazione conduce alla contemplazione del mistero della salvezza, nel quale la Vergine Maria è intimamente unita all’opera del suo Figlio. “

    (LCO n. 66 – 67)

    Leggi anche:

    Storia del rosario

    Il rosario perpetuo

  • Una breve storia del Rosario

    Una breve storia del Rosario

    Storia-del-rosarioFra tutte le devozioni in onore della Madonna, una delle più amate e praticate dal popolo cristiano è la recita devota del S. Rosario. Da oltre otto secoli la Chiesa l’ha accolta e si è adoperata a diffonderla, dapprima tra la gente semplice ed incolta e in seguito tra tutte le categorie del popolo di Dio. La sua origine risale a quel rifiorire di manifestazioni nuove della devozione verso la Vergine, nei suoi aspetti più popolari e spesso elementari, che ritroviamo nella Chiesa verso la fine del secolo XII. Alla diffusione di queste pratiche devozionali contribuirono largamente i cistercensi e poi, fin dagli inizi del secolo seguente, i grandi Ordini “mendicanti”, nelle loro strenue lotte contro le eresie.

    S. Domenico, in particolare, e i suoi frati, come ricorda Papa Giovanni Paolo II nella sua lettera sul Rosario (n. 17) l’adottarono come arma contro l’eresia albigese, diffusa soprattutto nel mezzogiorno della Francia: gli albigesi negavano la divinità e l’umanità di Cristo attribuendogli una semplice natura angelica, operante con un corpo apparente. Cristo non sarebbe stato, perciò, un vero redentore degli uomini, ma semplicemente un maestro, sia pure eccellente e degno di fede.

    Anche in forza di queste vicende il Rosario si diffuse rapidamente. Così, già fin dal secolo XIII si forma la consuetudine di ripetere spesso una sequenza di 50 0 150 Ave Maria, accompagnate da genuflessioni e intercalate dal Padre Nostro. In quell’epoca il Rosario non era ancora chiamato con questo nome. Era indicato come il “Salterio della Beata vergine”. In questo modo, accanto alla recita dei 150 salmi (Salterio) propria dei monaci e delle persone più colte, il popolo semplice ebbe il suo “Salterio” che, insieme alle “Laudi spirituali”, veniva recitato soprattutto nelle Compagnie e nelle Confraternite. Poi, per renderne più facile la recita, si adottò la “Corona” che esisteva già come rudimentale strumento per altre devozioni.

    Quindi, ben presto si introdusse anche il ricordo dei misteri della vita di Gesù di Maria, che allora furono fissati a quindici e che Giovanni Paolo II, nel 2002, ha integrato con altri cinque. Alla diffusione del Rosario cooperarono grandemente le Confraternite dl S. Rosario, con l’assistenza e lo zelo dei domenicani. Fra i grandi predicatori e primo fondatore delle confraternite è il B. Alano della Roche, domenicano, che sostanzialmente fissò la forma di questa preghiera, vocale e mentale.

    Per concludere non possiamo non ricordare come molti Papi della storia (emerge Leone XIII chiamato anche il “Papa del Rosario”) hanno come fatto a gara a raccomandare questa preghiera con numerosissime encicliche e “sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un’autentica via di santificazione” (RVM, n. 8).

    Fonte:  Il Rosario Perpetuo

  • San Domenico e la meditazione: lo studio

    San Domenico e la meditazione: lo studio

    foto-articolo-s-domenico-studioMolte volte rileggiamo i nove modi di pregare del nostro padre fondatore. Questi modi ogni volta forniscono spunti sempre nuovi per una riscoperta del nostro carisma. Oggi voglio riflettere un po’ su una delle peculiarità di San Domenico di Guzman: lo studio. I testimoni al suo processo di canonizzazione ricordano che il santo spagnolo “esortava spesso a studiare continuamente il nuovo e antico testamento.” Ma qual è lo studio che San Domenico ha voluto inserire anche nelle costituzioni dell’Ordine dei Predicatori? Occorre comprendere bene questo concetto per non confondersi. Lo studio che Domenico metteva in pratica non è puro intellettualismo.

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  • San Tommaso d’Aquino

    San Tommaso d’Aquino

    omelia tommasoLa straordinarietà con cui San Tommaso d’Aquino ha vissuto il suo amore per Dio ha pochi eguali nella storia della Chiesa. Fra Tommaso, è bello anche chiamarlo così con una punta di orgoglio per essere confratello di un’anima così bella, è nato intorno al 1225.

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