Category: Predicazione

L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).

Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.

Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.

(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)

  • La sollecitudine del Buon Pastore e la vocazione domenicana

    La sollecitudine del Buon Pastore e la vocazione domenicana

    Omelia di fr. Bruno Cadorè, Maestro dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani),
    tenuta nella basilica di S. Maria sopra Minerva

    Carissimi fratelli e sorelle, è un grande piacere per me celebrare con tutta la famiglia domenicana quest’eucaristia nella domenica delle vocazioni… o piuttosto, della domenica che si chiama del «Buon pastore». Per invitarci a non sbagliarci quando parliamo delle vocazioni… che vuol dire «vocazione» per l’Ordine di san Domenico?

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  • Contemplare, meditare e vivere. Una via domenicana

    Contemplare, meditare e vivere. Una via domenicana

    Per lungo tempo si è coltivato, all’interno di molte tradizioni della cristianità, una certa contrapposizione tra la dimensione contemplativa, più propriamente religiosa. e quella relativa invece all’azione, in particolar modo all’azione nel mondo, o come si usava dire, nel secolo. In particolar modo si è spesso ritenuto che la dimensione contemplativa fosse propria della vita religiosa e si contrapponesse, in maniera determinante, con lo stile di vita di chi, i laici ad esempio, vivesse nel mondo, a contatto con le sue complessità, i suoi obblighi, le sue consuetudini.

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  • Verso il VI centenario della morte di S. Vincenzo Ferrer (1419 – 5 aprile – 2019)

    Verso il VI centenario della morte di S. Vincenzo Ferrer (1419 – 5 aprile – 2019)

    Nel 1418 Vincenzo Ferrer giunse, invitato dal Duca, nella terra di Bretagna: erano i primi giorni nel mese di Marzo e l’ultimo anno della sua vita terrena. Accolto dai Duchi e dal vescovo di Vannes, iniziò il suo percorso da Theix giungendo qualche giorno dopo nella città cuore della Bretagna. Qui predicò tutta la Quaresima e la Pasqua di quell’anno. Il suo cammino proseguì verso Rennes, Caen, Saint-Malo, Saint-Brieuc, Josselin, Ploërmel e tantissimi altri luoghi.

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  • Cosa avevano in comune i discepoli di Gesù?

    Cosa avevano in comune i discepoli di Gesù?

    La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.

    Questo passaggio della prima lettura della seconda domenica di Pasqua tratto dagli atti degli apostoli è sempre stato usato per individuare le caratteristiche principali della Chiesa nascente, tenendola poi come esempio di vita cristiana, ripresa in modo particolare e più radicale dalla vita religiosa. 

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  • Riflessione sul tempo pasquale

    Siamo nel tempo pasquale. Pasqua è un termine che in origine ha due significati. Vuol dire “passaggio” o movimento e “colpo”. Il mistero pasquale è l’esperienza della vita di ogni giorno. Constatiamo che vivere è cambiare e la teoria dell’evoluzione suggerisce che sopravvivono solo quelle specie che si adattano al loro ambiente e così facendo migliorano la qualità della specie. Ciò avviene anche in noi. Tutti sanno che dopo tanti anni c’è un ricambio completo in tutto il nostro corpo, altrimenti moriremmo. La stessa cosa si riscontra nella natura. Non a caso la Pasqua coincide con la primavera. Personalmente mi colpisce la metamorfosi di una farfalla. Miracolo della natura!

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  • Con affetto perenne ti amo per l’eternità

    Con affetto perenne ti amo per l’eternità

    Omelia pronunciata durante la veglia di Pasqua nella Basilica di S. Maria sopra Minerva

    Ti ho nascosto per un poco il mio volto ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore (Isaia 54,8)

    Sin da quando Dio creò il cielo e la terra, il soffio di Dio, il suo affetto perenne per le sue creature, aleggiava sulle acque (prima lettura della Veglia). Questo stesso affetto perenne accompagnava Israele in fuga dall’Egitto, rivestendo la nube che separava il popolo di Dio dagli egiziani: affetto che diventava luce per i fuggitivi e tenebra per gli oppressori.

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  • Est vir qui adest

    Est vir qui adest

    Omelia tenuta in occasione del Venerdì Santo presso la Basilica di S. Maria sopra Minerva

    La Passione come Rivelazione di Dio
    e del cuore dell’uomo

    Carissimi fratelli e sorelle,

    la liturgia della Domenica delle Palme, che ci offre una sorta di porta d’ingresso alla “Grande settimana” e in particolare al triduo pasquale che stiamo vivendo, ci ha già fatto percorrere con la lettura del vangelo di Marco gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù, dall’ingresso in Gerusalemme fino alla deposizione nel sepolcro.

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  • Il sacerdozio: un servizio meravigliosamente duro

    Il sacerdozio: un servizio meravigliosamente duro

    Omelia tenuta in occasione del Giovedi Santo presso la Basilica di S. Maria sopra Minerva

    Oggi celebriamo il Giovedì Santo, inizio del Triduo pasquale in cui rivivremo la Passione, la Morte, e la resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. La scena del Vangelo che abbiamo proclamato comincia con l’amore totale di Gesù per “i suoi” e termina con l’esortazione, se non un vero e proprio comandamento divino, di fare come Lui ha fatto, cioè di lavare i piedi gli uni degli altri, mettersi in ginocchio per servire come il più umile fra i servi. 

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  • “Ed ecco, concepirai un figlio” (Lc 1,31)

    “Ed ecco, concepirai un figlio” (Lc 1,31)

    Concepire e partorire. Sono due azioni che, in forza della natura, sono attribuibili alla sola donna. In effetti, nonostante i goffi tentativi dell’irragionevole scienza estrema, il concepimento e la naturale conseguenza del parto fisico, sono esperienze prettamente ed esclusivamente femminili, ma da tale esperienza e ampliando il senso di questi verbi, possiamo parlare di un concepimento e di un parto non solo corporali, ma anche spirituali. Concepire ha tanti significati e così come partorire si possono intendere in senso lato. Concepire è sicuramente accogliere nel proprio ventre il “seme” di una vita nuova, dare origine ad un nuovo essere vivente, ma è anche cominciare a sentire un affetto, un amore, un odio… concepire è anche immaginare, ideare, pro-gettare.

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  • Lettera del Capo Indiano Sealth

    Lettera del Capo Indiano Sealth

    briciole frate

    Il grande capo che sta a Washington ci manda a dire che egli desidera acquistare la nostra terra.

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