
Ne abbiamo cercate di strade per raggiungere la felicità: le strade ben illuminate del successo, le strade scintillanti del potere, le strade seducenti della ricchezza, le strade comode dell’egoismo, le strade scivolose di soddisfazioni immediate.
L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).
Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.
(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)


Ne abbiamo cercate di strade per raggiungere la felicità: le strade ben illuminate del successo, le strade scintillanti del potere, le strade seducenti della ricchezza, le strade comode dell’egoismo, le strade scivolose di soddisfazioni immediate.

La nostra vita spirituale e il nostro cammino di vita cristiana che è chiaramente incastonato nel Mistero della Croce e con esso sempre dialogante, si rievoca e si rivive durante la Grande Settimana, che raccoglie e racchiude il Mistero Pasquale della Passione, Morte e Resurrezione del Cristo Gesù. Ed è per questo che la Croce, e il Crocifisso, sono simbolo e segno supremi dell’esperienza cristiana del Popolo di Dio, il popolo della Nuova Alleanza.


Signore Dio mio, mia unica speranza, esaudiscimi, perché non cessi di cercarti vinto dalla fatica, ma continui a cercare il tuo volto continuando ad ardere.

Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi per la gloria di Dio (Rm 15, 1-3)
Accogliersi! È l’invito insistente di Gesù alla sua Chiesa, che formiamo tutti noi. L’uomo di fede è l’uomo dell’ascolto dinamico, un ascoltare che si esprime nell’accoglienza, prima di tutto, del Dono di Dio, che è vita, intelligenza, salute, amore, fede, e in particolare, della Sua Divina Volontà. Ed è questo Dono che rende possibile il passaggio dal prendere in modo possessivo al donare per amore. Dunque, è dal senso di gratitudine, profondo e gioioso, nei riguardi di Dio, che nasce il senso dell’accoglienza nei riguardi del prossimo. Una gratitudine che non si riduce a un semplice scambio verbale devozionale per un dono reale ricevuto, ma si esprime donando quanto abbiamo ricevuto, affinché cresca e raggiunga il suo fine, cioè “dare gloria a Dio”, come invita l’Apostolo.


Se ascoltate i boschi e le montagne nella quiete della notte, li sentirete dire in silenzio: “Dio nostro, è nostra volontà ciò che tu vuoi.

L’anno che è iniziato ormai da qualche mese, e che ha visto nel mese di gennaio scorso (21 gennaio, data dell’VIII centenario della terza bolla di conferma dell’Ordine da parte di Onorio III) chiudersi ufficialmente il Giubileo dell’Ordine dei Predicatori con la solenne celebrazione eucaristica presieduta da papa Francesco nella basilica di S. Giovanni in Laterano, è anche l’anno in cui cade il quinto centenario dell’inizio della Riforma luterana, in quel suo momento inaugurale che fu l’affissione, da parte di Martin Lutero, della Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum (95 tesi) alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, il 31 ottobre 1517.


Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani. Gira e rigira quest’argilla, come creta nelle mani del vasaio. Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.