
Quando mi sarò unito a te con tutto il mio essere, non sentirò più dolore o pena; la mia sarà vera vita, tutta piena di te.
L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).
Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.
(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)


Quando mi sarò unito a te con tutto il mio essere, non sentirò più dolore o pena; la mia sarà vera vita, tutta piena di te.


Giunga a te la mia preghiera, che guizza come saetta dal desiderio che nutro per i tuoi beni eterni.

Dio deve agire in tutte le creature e in tutte le loro azioni, altrimenti non avrebbero realtà e consistenza. La mozione divina non è, però, un colpo mortale che mette fine ad ogni opposizione, la tirannia del pugno chiuso. Se c’è qualche mancanza di rispetto per una sola creatura nel mondo, possiamo restare certi che tale mancanza non procede da Dio; Egli muove tutte le cose secondo le loro nature.


Signore, che cosa sono io per te, perché tu voglia essere amato da me al punto che ti inquieti se non lo faccio, e mi minacci severamente?

Sarà certamente cosa gradita ai visitatori di questo sito la presentazione di tre dipinti presenti nel Santuario di S. Maria del Sasso (Bibbiena), recentemente restaurati a spese del Santuario stesso, sotto la direzione della Soprintendenza di Arezzo.


Guardaci, o Signore, ascoltaci, illuminaci e mostrati a noi… Abbi pietà delle nostre fatiche e dei nostri sforzi per tendere a te poiché senza di te nulla possiamo.


Tu sei buono, Signore, con l’anima che ti cerca… e cosa sei per l’anima che ti trova! Che cosa strana!

In questo brano del Vangelo di san Matteo, possiamo vedere quali devono essere gli atteggiamenti interiori per una buona preghiera: la fede, l’umiltà e la perseveranza. La cananea, nonostante sia una pagana ha fede nel Signore, sa che se Lui vuole può guarire la figlia pertanto invoca la sua misericordia, il suo aiuto. Lo fa con pazienza e perseveranza, nonostante l’apparente rifiuto da parte di Gesù. Lei sa di non appartenere alle pecore della casa di Israele, (fa notare Rabano Mauro, che i pagani erano chiamati cani a causa dell’idolatra) ne è cosciente.