
Maria, Vergine del mattino, nel tuo sguardo apro la mia giornata densa di imprevisti, piena di provvidenze.
L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).
Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.
(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)


Maria, Vergine del mattino, nel tuo sguardo apro la mia giornata densa di imprevisti, piena di provvidenze.


Santa Maria, vergine del mattino, donaci la gioia di intuire, pur tra le tante foschie dell’aurora, le speranze del giorno nuovo.

Avete mai visto, fratelli, una mimosa, delle mimose, tante mimose in fiore? All’inizio della settimana mi trovavo vicino a Perpignano, ad un’ora di cammino dalla Spagna, in un focolare della Carità, dove questi alberi di luce rifulgevano perché pioveva molto. Un bocciolo giallo-verde raccolto che improvvisamente prorompe; una metamorfosi lo trasforma in una sfera di luce setosa che diffonde generosamente una delicata fragranza.

Con la sua vita cantò la gloria di Dio che egli portava come un tesoro nel profondo del suo cuore ed esprimeva nelle opere d’arte
(San Giovanni Paolo II, 18 febbraio, 1984)
In occasione della proclamazione del Beato Angelico come “Patrono degli Artisti” Giovanni Paolo II ha iniziato la sua omelia con un riconoscimento del Beato come “cantore della bellezza.” Il papa diceva: “In questo incontro liturgico desideriamo onorare un uomo a cui fu attribuito il nome di “Angelico”. E la sua vita – in profonda sintonia col soprannome datogli – fu uno straordinario “canto” a Dio: “un canto davanti agli angeli”.”


In questo istante, o mio Dio, liberamente e senza alcuna riserva, io consacro a te il mio volere.


Rendimi, Signore mio Dio, obbediente senza ripugnanza, povero senza rammarico, casto senza presunzione, paziente senza mormorazione…

E’ stato pubblicato e diffuso largamente il testo dell’omelia tenuta dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia in occasione della solenne liturgia che chiudeva l’anno giubilare domenicano a Santa Maria del Sasso il 21 gennaio c.a.
Vista la forte impressione suscitata nel sottoscritto e nella folla dei presenti in quella così solenne circostanza, vengo a esporre alcune annotazioni e a mettere in evidenza alcuni punti. L’anno del doppio Giubileo, quello generale (8 dicembre 2015-8 dicembre 2016) e quello domenicano (7 novembre 2015-21 gennaio 2017) è stato caratterizzato da Papa Francesco con la (troppo) ripetitiva proposta della Misericordia: argomento sul quale da subito e con sospetto zelo si sono tuffati i media, quasi che ormai tutto sia divenuto perdonabile e accettabile a prescindere.


O Spirito d’amore, scendi sopra di me: rendi la mia anima una immagine vivente di Gesù, perché Egli possa rinnovarvi tutto il suo mistero.