Category: Predicazione

L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).

Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.

Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.

(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)

  • Apertura della “Domuni”

    Apertura della sezione italiana dell’Università Telematica Internazionale Domuni (Dominican International University)

    Nel quadro dell’apertura della sezione italiana dell’Università Telematica Internazionale Domuni (Dominican International University), dall’8 febbraio 2016 è disponibile il primo pacchetto omogeneo di corsi nella nostra lingua.

    Si tratta di 5 insegnamenti che costituiscono il percorso annuale del Corso di Alta Formazione “Pensiero sociale cattolico e società contemporanea“.

    Il Programma di Diploma con tale titolo viene proposto congiuntamente dalla Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum di Roma e dalla sezione italiana di Domuni. Fr. Francesco Compagnoni OP, che insegna in entrambe le istituzioni, ne è attualmente il promotore.

    Link di riferimento:

     www.domuni.eu
    http://www.domuni.eu/it/formazioni…
    – https://sites.google.com/site/cristianesimosociale/ 

  • Tommaso d’Aquino e le diverse vocazioni nella Chiesa

    Tommaso d’Aquino e le diverse vocazioni nella Chiesa

    Pubblichiamo l’omelia che fr. Miroslav Konštanc Adam O.P., Rettore della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Urbe, ha tenuto ieri nella Basilica di S. Maria sopra Minerva in occasione della festa di S. Tommaso d’Aquino.  

    Carissimi fratelli ed amici!
    Oggi, anniversario della traslazione delle reliquie di San Tommaso d’Aquino a Tolosa nell’anno 1369, celebriamo la festa di questo grande Santo Domenicano. Figlio dei conti d’Aquino, signori di Roccasecca, Tommaso, nato nel 1225, era destinato ad una splendida carriera politica, o per lo meno ad una dignitosa carriera prelatizia. Serio fin da giovane, riflessivo e saggio, i genitori lo vedevano già o ministro o cardinale, o almeno abate di una grande abbazia, come quella per esempio di Montecassino. Tommaso deluse tutto il parentado quando, dopo aver studiato filosofia a Napoli, dichiarò di voler entrare nel giovane, povero, combattuto Ordine di San Domenico: un Ordine addirittura di “mendicanti”! I nobili parenti tentarono in ogni modo d’impedirgli quella ritenuta pazzia. I fratelli lo inseguirono per sequestrarlo. Egli riuscì a sfuggire alle troppo premurose attenzioni della famiglia, ed entrato tra i frati predicatori venne inviato allo Studio di Parigi, dove i compagni lo schernirono per il suo carattere taciturno.

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  • “Per amore di Te”

    “Per amore di Te”

    La confessione di fede
    di san Tommaso d’Aquino

    San Tommaso, “cantore dell’eucarestia”, che redasse l’ufficio e la messa della festa del Corpus Domini, tre giorni prima di morire, al momento di ricevere la comunione come viatico, si rivolge al Cristo con questi sentimenti:

    Ricevo Te, prezzo della redenzione dell’anima mia. Ricevo Te, viatico della mia peregrinazione [in terra]. Per amore di Te ho studiato, ho vegliato, ho faticato. Te ho predicato, Te ho insegnato. Mai ho proferito qualcosa contro di Te, ma se qualcosa l’ho detta, l’ho detta per ignoranza e non persisto nella mia idea. E se ho detto qualcosa di errato rispetto a questo sacramento e agli altri, rimetto tutto alla correzione della santa Romana Chiesa, nella cui obbedienza ora lascio questa vita (Tocco, Vita di san Tommaso, n. 58).

    In questa professione di fede, san Tommaso esprime innanzitutto la gratitudine per la redenzione della sua anima, che Cristo ha operato donando la sua vita in riscatto per l’uomo. Egli riconosce che l’amore di Cristo, che dona la sua vita per la salvezza degli uomini, è all’origine del suo moto d’amore per Cristo. È la vita, il comportamento di Cristo che commuove il cuore di Tommaso, lo fa uscire da sé stesso per amare Gesù Salvatore. L’amore che nutriamo per Cristo è suscitato da Lui stesso, è un dono che Lui ci fa.

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  • Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo

    Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo

    L’8 maggio 2016, la domenica di Pasqua che precede la Pentecoste, sarà la 50a Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali. Si tratta dell’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II. Il tema scelto da papa Francesco nel suo messaggio reso pubblico il 24 gennaio scorso ( Leggilo cliccando qui ), in piena sintonia con il Giubileo straordinario della Misericordia è : Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo.

    « Ciò che diciamo e come lo diciamo, ogni parola e ogni gesto dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti ». Nessun tipo di diversità dovrebbe impedire il dialogo, che dovrebbe invitarci a comunicare da figli di Dio con tutti, senza esclusione, creando ponti, favorendo l’inclusione. 
    Il papa nel suo messaggio, come d’altronde ha già fatto in molti altri scritti, è come se volesse esprimere il sogno di un mondo più bello, che comprende anche quello delle comunicazioni, con parole di una semplicità disarmante : « Com’è bello vedere persone impegnate a scegliere con cura parole e gesti per superare le incomprensioni, guarire la memoria ferita e costruire pace e armonia»;

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  • Domenico: Caritas Veritatis e Praedicator Gratiae

    Domenico: Caritas Veritatis e Praedicator Gratiae

    Queste due espessioni, cosi’ famose e care, appilicate al nostro Santo Fondatote indicano chiaramente la sua fisionomia spirituale e apostolica e possono essere chiamate l’elemento specifico e caratteristico della sua missione e quella di noi come domenicane e domenicani.

    La prima: Caritas Veritatis è per così dire l’asse portante della sua esperienza; l’altra: Predicator Gratiae è uno dei passaggi della ben nota e meravigliosa antifona dedictagli: “O Lumen”.

    Tute le fonti e alcuni scritti da cui otteniamo i suoi tratti caratteristici(Libellus de principiis Ordinis, Acta canonizationis, Constitutiones antique, Vitae fratrum, cosi’ come il Commento alle Prime costituzioni del Beato Umberto di Romans e i testi di San Tommaso d’Aquino) ce lo presentano come Vir Evangelicus, sia nelle parole che nelle opere, con una passione smisurata per la salvezza della persona umana; uomo orante, grande penitente, povero, umile, comunitario, ligio alle osservanze religiose , buono e misericordioso, discreto e paziente.

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  • Uscire dal tempio

    Uscire dal tempio

    Nel discorso rivolto alla Chiesa italiana nel duomo di Firenze, Papa Francesco ha indicato alla nostra chiesa italiana di uscire dal tempio:

    Una Chiesa che presenta questi tre tratti – umiltà, disinteresse, beatitudine – è una Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente.L’ho detto più di una volta e lo ripeto ancora oggi a voi: «preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze.Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti» (Evangelii gaudium, 49).

    “Alzati, va’ a Ninive la grande città…” dice Dio a Giona. E’ lo stesso invito che rivolge a ciascuno di noi…

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  • Dialogo come missione

    Dialogo come missione

    Il dialogo come missione è il titolo di un recente pubblicazione che raccoglie scritti di fr. Chrys McVey (1933-2009). Di origini statunitensi fr. Chrys ha vissuto il suo ministero nell’Ordine domenicano circa quarant’anni in Pakistan prima di essere chiamato a Roma a Santa Sabina come socio per la vita apostolica del Maestro dell’Ordine fr. Timothy Radcliffe.

    Questo testo è frutto di una collaborazione che ha coinvolto diverse persone in angoli distanti del mondo. Fr. Prakash Lohale dell’India e fr. Kevin Toomey della Nuova Zelanda hanno ritrovato i testi di Chrys e li hanno ordinati. Una prima pubblicazione in lingua inglese è stata il primo esito di questo loro lavoro. Poi con l’aiuto di Fabio Magalini e Ruth Henderson il testo è stato tradotto in italiano. Il Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ di Pistoia ha poi curato la revisione del tutto ed una nuova struttura per l’edizione italiana che è stata stampata presso la casa editrice Nerbini di Firenze.

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  • Le ultime cinque parole di Maria

    Le ultime cinque parole di Maria

    Il brano del Vangelo di Giovanni che racconta le nozze di Cana, rappresenta un’altra manifestazione di Gesù, come segno della sua gloria. Questo brano dell’evangelista racchiude tre particolarità : ci presenta Gesù che partecipa ad una festa, ci racconta il primo miracolo compiuto da Gesù e racchiude le ultime parole che Maria pronuncia nei quattro Vangeli: “Fate tutto quello che vi dirà”.

    Per prima cosa, mi piace moltissimo il fatto che Gesù sia presente ad una festa, ad un matrimonio. L’evangelista Giovanni dice: “Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli”. Un apologo del fondatore dei Chassidim Giudei disse: “Un giorno rabbi Baal Shem chiese ai discepoli: “Dove sta Dio?”. I discepoli risposero: Ma, come maestro, ci hai insegnato tu, che Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo. E il rabbi rispose: “No, mi sbagliavo, Dio non è in ogni luogo, è solo là dove lo si lascia entrare!”. Il Signore sia presente a una festa, ad un matrimonio perche “Fu invitato“. Fratelli e sorelle, il cuore di Dio ama la festa. Il nostro Dio è un Dio di gioia, perché il suo cuore trabocca d’amore e il frutto dell’amore è sempre la vera gioia, la vera festa.

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  • Digressioni sul canto e l’esperienza cristiana

    Digressioni sul canto e l’esperienza cristiana

    “Sei tu che susciti il desiderio di dilettarsi col lodarti, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in te”

    S. Agostino, Confessioni, libro I

    Ci sarà certamente successo di aver ascoltato una canzone, sia essa sacra o profana, e di esserci detti: “Ho la pelle d’oca!”. Davanti a questo fatto viene a volte da domandarsi il perché, perché cioè ci emozioniamo sentendo certe cose.

    Non é il caso ora di mettersi a separare la “bella” dalla “cattiva” musica. Vorrei piuttosto cercare di capire come mai ci emozioniamo profondamente quando udiamo certe melodie: ci ricordano qualcosa? Oppure forse muovono il cuore e lo fanno “volare”? Non dobbiamo arrivare ad una troppo rapida conclusione del tipo “ci portano in cielo”, perchè significherebbe rispondere ad una bella domanda con un frase fatta. Perché allora non scegliere una guida, uno che ha già fatto un pezzo di strada e magari ci può dare qualche spunto per la riflessione? Proporrei di farci aiutare da Agostino d’Ippona e dalle sue Confessioni.

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  • Pensare Dio nel “tempo della fine”

    Pensare Dio nel “tempo della fine”

    La prospettiva escatologica 

    nella riflessione di
    Carlos Mendoza-Álvarez O.P.

    Tra le diverse piste di riflessione che il Tempo liturgico di Natale offre alla nostra considerazione, una riguarda in particolare il rapporto tra il mistero dell’Incarnazione e la nostra esperienza della temporalità. Con il suo venire nella storia e il suo condividere la nostra condizione umana, il Messia immette nel corso ordinario degli eventi una temporalità nuova, non solo nel senso che l’Incarnazione segna il momento della “pienezza del tempo” (Gal 4,4), il suo “centro”, ma anche (e soprattutto) nel senso che essa segna l’inizio dei “tempi ultimi”, l’immissione dell’ éschaton all’interno della storia stessa.

    Lo abbiamo ascoltato nella Liturgia della Parola di qualche giorno fa: “Figlioli, è giunta l’ultima ora” (1Gv 2,18- 1° Lettura, messa del 31 dicembre), e ce lo ha ricordato spesso il periodo dell’Avvento, con i suoi numerosi riferimenti escatologici e i suoi rimandi al momento della parusìa, proprio a sottolineare l’intimo legame tra la venuta storica del Cristo e quella del suo avvento finale nella gloria.

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