Category: Predicazione

L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).

Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.

Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.

(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)

  • Votati alla missione

    Votati alla missione

    votati-missioneNella società dell’ “oggi”, quando la nostra parola probabilmente non ha più il peso che aveva tempo addietro, dove non si osa più impegnarsi per tutta la vita, con la paura di non sapere dove le nostre promesse potrebbero condurci nel futuro, come possiamo noi religiosi pronunciare i nostri voti, il SI per tutta la vita?

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  • Questa è la notte gloriosa!

    Veglia pasquale 2014 – Santa Maria sopra Minerva

    Questa è la notte gloriosa che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore!

    E’ la notte in cui ripetiamo più volte l’esultanza del coro degli angeli e di tutta l’assemblea celeste! La lontananza dell’uomo dal suo creatore non c’è più. Le lacrime non vincono più. Il dolore non vince più. Lo smarrimento non vince più. La morte non vince più. Il male non vince più! Gesù dopo aver pianto, sofferto, vissuto lo smarrimento, è risorto! Il cielo, il coro degli angeli, i santi, la vergine Maria sono nell’esplosione di gioia perché l’uomo, creato ad immagine di Dio, riceve il dono della risurrezione! Questa realtà è di una tenerezza e di una profondità d’amore senza limiti! Dio, e tutta la corte celeste che fa festa perché con la risurrezione di Gesù ora possiamo ridire con fierezza: sono ad immagine e somiglianza di DIO!

    Erravo nel deserto del peccato, della mia profonda solitudine dovuta alla mia lontananza da Dio ed è Dio stesso che per pura gratuità ci riporta ad essere suoi figli. Questo crea gioia, gioia in cielo e gioia sulla terra.

    L’espressione di questa gioia la possiamo ritrovare attraverso quattro parole che rappresentano i quattro momenti di questa solenne veglia pasquale: Luce, Parola, Battesimo, Eucaristia.

    Sono quattro parole che ci parlano della gioia della Resurrezione!

    Luce. La gioia della resurrezione, la esprimiamo con la benedizione del fuoco e con l’accensione del cero pasquale. Questo cero arde durante tutto il periodo pasquale, ma anche ad ogni battesimo e ad ogni celebrazione di funerale! La luce è segno di speranza, e questa luce è Cristo! Questo cero rappresenta Cristo nostra luce, Cristo che ci illumina, Cristo che ci guida, Cristo che ci scalda, Cristo che infiamma i nostri cuori tiepidi e ci spinge a cercare sempre di più Dio! Questa luce è lì per aiutarci ad uscire dalle nostre tenebre, per ricordarci che non c’è tenebra che non possa essere spezzata dalla luce del cero pasquale, di Gesù risorto! Questa luce è fra noi per farci assaporare quanto è triste rimanere nelle tenebre delle nostre chiusure e quanta gioia c’è a lasciarsi illuminare da LUI! Ma quante volte preferiamo le tenebre del nostro stare comodi e lontani da Dio?

    Dopo la liturgia del fuoco abbiamo sentito la Parola di Dio! Dio ci parla dalla creazione. Ha parlato ad Adamo ed Eva, a Mosè, a tutti i patriarchi, ai profeti.

    Ha parlato attraverso dei segni forti: Un roveto che arde, un mare che si apre, una nube che li guida, una voce che viene come da una montagna che tuona, ha parlato lui stesso che si fa uomo. Il Vangelo è la buona novella, la gioia dell’annuncio che Dio non ci ha abbandonato e non ci abbandona mai. Se c’è qualcosa da abbandonare, questo è il sepolcro vuoto. E le donne lo fanno. Abbandonano il sepolcro in fretta e con timore e gioia corrono per annunciare! Ecco la parola di gioia: rispondere ad una chiamata di Dio per annunciare il nostro incontro con LUI!

    I chiamati di Gesù non avevano nulla di speciale: erano pescatori, peccatori pubblici, esattori delle tasse, persone ai margini! La Parola di Gesù diventa gioia nella loro vita e loro ora corrono per annunciarla!

    E noi? Ascoltiamo la sua Parola? E se ci è stata data la grazia di riceverla, la stiamo annunciando oppure siamo ancora presso la toma vuota della nostra paura?

    Il terzo momento di questa veglia che seguirà fra un po’ è il rinnovo del nostro Battesimo. Battesimo è la terza parola di stanotte. Col Battesimo i frutti della risurrezione entrano nella nostra vita! Divento erede speciale dei benefici di questa santa notte di Pasqua e il vero beneficio è quello di essere chiamato e soprattutto aiutato a vivere da risorto! Il battesimo imprime in me un segno che mi abilita a chiedere a Dio l’aiuto che un figlio chiede.

    Cosa ne faccio del mio battesimo? Mi sento veramente figlio, sento di essere segnato per sempre ad essere un uomo che deve crescere nella somiglianza a Dio? Nella santità? La gioia pasquale è la gioia di chi, attraverso il Battesimo, riceve la promessa di Dio che non sarà mai abbandonato nel suo cammino di santità. Forse messo alla prova, ma mai abbandonato.

    L’ultima parola che esprime la gioia di stasera è eucaristia! Questa veglia culmina sull’altare! In questi giorni abbiamo visto il nostro altare spogliarsi di ogni bellezza! Non aveva tovaglie, fiori, candele, nulla! Stanotte accoglie Gesù risorto che si dona per noi! Sull’altare celebriamo la Pasqua, Gesù che si offre per noi, che si dona per noi, che muore per risorgere! Il suo morire per risorgere nutre e incoraggia ogni nostro desiderio di bene, e stimola i nostri desideri di bene! Ogni eucaristia che celebriamo è un rivivere la Pasqua. La grandezza di Dio che si dona per noi si dilata nel tempo e ci tocca attraverso l’eucaristia, cambiandoci! Accostiamoci all’eucaristia con rispetto certamente, ma soprattutto con una grande fiducia! E’ Dio che viene a me, ed è un Dio gioioso che viene a me! Lui è la gioia! Lasciamoci avvolgere nell’eucaristia da questa gioia!

    Luce, Parola di Dio, Battesimo, Eucaristia, ecco le grazie di stanotte! Non siamo qui a chiederle, perché Dio ce le sta già donando, siamo qui per accoglierle. Lasciamo che questi doni rinfranchino e risveglino nell’intimità del nostro cuore la gioia di essere figli di Dio, figli per i quali Dio si fa uomo, cammina con noi, soffre con noi, muore con noi, e risorge per noi! Amen

    fr. Gian Matteo Serra
    Convento S. Maria sopra Minerva, Roma

  • E’ così che finisce tutto?

    E’ il giorno in cui la Chiesa sosta presso il sepolcro del suo Signore, in silenzio adorante per il dramma della violenza che si è abbattuta sul solo Giusto. Ma quali sono i sentimenti che in questo giorno prendono dimora nel cuore di ciascuno di noi? E’ il sentimento di chi pensa che tutto sia finito, che i germi di speranza che ha fatto fiorire nel cuore di tanti suoi contemporanei, tra cui i discepoli di Emmaus, siano stati devitalizzati dal dramma realizzatosi sul Golgota? E’ il sentimento dello smarrimento e della paura che ha fatto disperdere il gruppo dei suoi discepoli nonostante che avessero “conosciuto” la vita quotidiana del Maestro più da vicino e fossero stati informati sulla necessità di seguirlo sul sentiero della Croce?

    Oppure è il sentimento di Maria di Magdala e delle altre donne che lo hanno seguito fino ai piedi della Croce? Il loro cuore, pur ferito dallo scandalo della crocifissione, palpita di trepida speranza per la fede che ancora pongono sulla promessa di Gesù:

    “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà” (Mc. 9,31). Il loro correre al sepolcro, al sorgere dell’alba il primo giorno della settimana, è reso più spedito da questa speranza che coltivano nel loro cuore. Allora questo è il sentimento che ci dovrebbe accompagnare in questo giorno di silenzio e di adorazione.

    fr. Daniele Cara,
    Convento S. Maria Novella, Firenze

  • No, noi non abbiamo tradito

    Is 52,13- 53,12   Sal 30   Eb 4,14-16; 5,7-9   Gv 18,1- 19,42

    Il papa Francesco ci proponeva, domenica scorsa, di chiederci in quale dei personaggi evangelici attori o spettatori degli ultimi giorni della vita terrena di Gesù ci potessimo in un certo modo riconoscere. Oggi, la domanda che, in tale prospettiva, ci dobbiamo porre è « Sono io come Giuda? ». Certamente, la nostra reazione spontanea sarà di risponderci di no: noi, non abbiamo tradito Gesù. Eppure, ogni qualvolta noi abbiamo peccato, in realtà lo abbiamo tradito, lo abbiamo consegnato alla morte, poiché egli è morto proprio a causa non solo del peccato di Adamo, ma anche dei nostri peccati. Sono essi pure ad inchiodare Gesù alla croce. Ma se siamo colpevoli come Giuda, non dobbiamo essere disperati come lui. Infatti, nello stesso momento in cui comprendiamo la nostra colpevolezza e la sua gravità – poiché per rimediarvi Dio ha giudicato conveniente il modo più gravoso: farsi uomo, farsi schiavo, esser ucciso ed esserlo mediante il crudele ed infamante supplizio della croce – in questo stesso momento, dunque, ci viene offerto il perdono: Cristo, infatti, facendosi peccato mentre è senza peccato, paga sulla croce il nostro debito e procura così la nostra riconciliazione con Dio.

    Però, questa riconciliazione non è cosa automatica, richiede il nostro pentimento e il nostro impegno a non più offendere Dio, richiede, più generalmente, la nostra conversione e la nostra volontà di portare la nostra croce, partecipando così, in virtù della grazia santificante, all’opera salvifica di Cristo a pro nostro e dei nostri fratelli, perché, come insegna san Giovanni, « Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo » (1Gv 2,2), e così potremo dire, con san Paolo, « Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo » (Gal 6,14). Solo così avremo accesso alla risurrezione: per risuscitare, infatti, bisogna prima morire, morire al peccato: « Cristo morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù » (Rm 6,10-11).
     

    fr. Daniel Ols
    Convento S. Maria sopra Minerva, Roma

  • Alla cena dell’Agnello

    Es 12,1 – 8.11 -14; Sal 115; 1, Cor 11, 23 – 26 ; Gv 13, 1 – 15.
    San Paolo in questa lettera si rivolge in maniera assai esplicita ai Corinti. Vuole donargli un insegnamento nuovo e importante. E’ un messaggio che essi non avevano mai ricevuto da nessuno.
    Paolo è stato il primo in linea temporale a ricevere il messaggio.
    Questo messaggio è così importante tanto che l’apostolo decide di trasmetterlo. Che vuol dire trasmettere quel messaggio?
    La trasmissione è far correre un dato immutabile lungo i secoli, le civiltà, gli imperi, le mode passeggere e destinate a concludersi. Il dato è gioioso: la notizia della donazione totale di sé stesso da parte di Gesù. In questa donazione l’Umanità si unisce sempre e per sempre con Dio.

    Il Sacerdozio Donativo di Gesù è quel dato da continuare a trasmettere fino all’ultimo giorno del globo terrestre!
    La Cena del Signore è quel dono trasmesso che continua a far sentire gli uomini amati giorno dopo giorno.
    È quel banchetto che dona il Pane Eterno: un pane che dona la capacità di gustare le gioie e scrutare la luce nella notte. È quel banchetto che dona il Vino Eterno: un vino che dona la forza di procedere nelle sofferenze e la gioia di essere sempre perdonati da Dio nelle nostre cadute.

    Accostiamoci alla celebrazione della messa in Coena Domini consapevoli che partecipiamo all’istituzione del Sacerdozio: è la festa del sacerdote, senza il quale, il Banchetto dell’Eterna Redenzione non potrebbe trasmettersi.
    Gesù dolce, Gesù amore!

    Fr. Gabriele Giordano M. Scardocci
    Studente nel Convento Patriarcale di S. Domenico, Bologna

  • Tu sei un Giuda!

    Is 50,4-9 Sal 68 Mt 26,14-25

    “Rabbì, sono forse io?”. Queste parole di Giuda mi hanno sempre lasciato basito. Un uomo che manda a morte l’amico e poi ha l’ardire di dire: “Maestro, sono forse io il traditore?”. Cos’hai, oh Giuda, per non capire? Cosa ti ha riempito il cuore di odio per Colui che ti ha guardato, ti ha fissato, ti ha amato e ha detto anche a te “Seguimi”? Perchè non vedi? Perchè non ti vedi? Sì, perchè forse neanche tu hai compreso quanto stavi per fare. Anche tu, poi, ti sei disgustato del tuo gesto sconsiderato. Perchè, dunque, chiedere?

    Giuda viene definito il traditore. Ma forse è anche lui un tradito, una vittima, un “poveraccio” come tanti di noi. E noi sì che saremmo pronti a definirlo come fa l’evangelista: “il traditore”! Ma quanti di noi possono permettersi di “scagliare la prima pietra”? Non siamo forse davanti ad un peccatore che ha sbagliato, ma certamente era amato da Dio? Gettiamo a terra le nostre pietre, lasciamo cadere le nostre condanne e guardiamoci allo specchio: chi può dire a se stesso di non aver mai tradito qualcuno o qualcosa?

    Smettiamo perciò di considerare il peccato di tutti i presunti “Giuda” che ci circondano e guardiamoci: chi di noi si può dire completamente innocente? È meglio piangere per il fratello che condannarlo, perchè Giuda è morto e non è tornato in vita, si è smarrito e non è stato ritrovato (Lc 15).
     

    fr. Fabrizio Pietro M. Cambi
    Studente nel convento di S. Maria sopra Minerva, Roma

  • Piango perchè…

    Is 49,1-6   Sal 70   Gv 13,21-33.36-38

    Siamo oramai entrati nella grande e santa settimana e così, la liturgia di questi giorni santi, ci invita sempre più a non essere solo spettatori inermi. Ci incoraggia ad assumere pienamente e consapevolmente la nostra parte di responsabilità a schierarci dalla parte della verità e dell’amore. Quelle parole brucianti del brano evangelico odierno, il Signore le dice qui ed ora, a ciascuno di noi: “Darai la tua vita per me?“ E se non sappiamo rispondere perché calde lacrime ci impediscono di proferire parole, perché insicuri, perché dubbiosi, perché distratti o perché in fondo sappiamo che il solo entusiasmo non basta; facciamo nostre le parole che Sant’Ambrogio ha sulle lacrime di mistica bellezza, siano per noi lacrime di fuoco e di luce sull’esempio del Santo Padre Domenico: “ Pietro pianse, perché ha pianto ? Perché il peccato lo ha colto di sorpresa.

    Io sono solito piangere se non riesco a peccare, cioè, se non riesco a vendicarmi, se non ottengo ciò che ingiustamente desidero: Pietro, invece, ha sofferto e pianto perché ha sbagliato come un uomo. Non leggo nel Vangelo che cosa disse, trovo soltanto che pianse. Buone sono le lacrime che lavano la colpa. Piangono coloro che Gesù guarda. Pietro ha negato una prima volta e non ha pianto, perché il Signore non lo aveva guardato. Ha negato una seconda volta, e di nuovo non ha pianto, perché ancora il Signore non aveva rivolto il suo sguardo verso di lui. Nega una terza volta: Gesù lo guardò, ed egli pianse amaramente. Guardaci, Signore Gesù, affinché noi sappiamo piangere i nostri peccati.”
     

    fr. Alfredo Scarciglia
    Convento S. Domenico, Siena

  • Mistero e mediazione

    Is 42,1-7   Sal 26   Gv 12,1-11

    E’ iniziata la grande settimana, la settimana santa. Siamo invitati a seguire gli ultimi avvenimenti della vita di Gesù, che noi chiamiamo MISTERI, perché rivelano il Mistero, ossia il piano salvifico di Dio che si realizza attraverso questi eventi. Fatti e Parole costituiscono la Rivelazione di Dio mediante Gesù di Nazareth, il MEDIATORE. Sei giorni prima della Pasqua, dice il vangelo odierno ( Gv 12, 1 – 11 ) Gesù và a Betania. Era la casa che frequentava , dove era accolto da Lazzaro, Marta e Maria e Gesù nell’inviare gli Apostoli a predicare dice di non passare di casa in casa, ma fermarsi in quella casa che verrà indicata abitata da persone degne ad ospitare gli inviati di Gesù e di mangiare quello che verrà loro offerto. Gesù anche in questo dà l’esempio!

    A Betania, nella casa dei suoi amici, fecero per lui una cena, ed ecco l’episodio di Maria che cosparse i piedi di Gesù con un profumo del cui aroma si riempi tutta la casa e le parole di Giuda con la risposta di Gesù . ” I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me “. Queste parole ci fanno pensare a quanto disse S. Caterina da Siena ai ministri sacri a riguardo dell’uso dei beni della Chiesa, dei quali bisogna farne tre parti . Per il culto, per il proprio mantenimento e per i poveri. Ci vuole come sempre la virtù del discernimento unito alla vita buona del cristiano.

    fr. Antonio Cocolicchio
    Convento S. Maria sopra Minerva, Roma

  • Non una sfilata storica

    Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Mt 26,14- 27,66

    La Domenica delle palme o della passione del Signore con il suo piccolo o grande corteo in cui si rievoca l’ingresso del Signore in Gerusalemme, non è lo schieramento dell’apparato religioso. Non è la sfilata storica della gerarchia ecclesiale, non è ancora, l’azione dimostrativa dell’efficienza dimostrativa delle nostre strutture. Non è per niente il paradigma delle nostre più o meno capacità organizzative. Ma è la celebrazione gaudiosa, gloriosa, luminosa e dolorosa, anzi dolorosissima di un mistero di comunione che ci afferra e ci scuote, ci entusiasma ma anche ci fa star male. Diceva Boneffer: gli uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono pane. Così fanno tutti ! I cristiani invece stanno vicini a Dio nella sua sofferenza. Che differenza, l’esigenza di una vera innamorata sequela, non è ammirare il Signore, ma accompagnare il Signore, mentre si consegna alla notte più nera.

    So che Gesù è vero Dio e vero uomo, so anche che non venuto nel mondo con la pretesa che lo comprendessimo appieno. Ma come dice Santa Caterina, Cristo si è fatto ponte tra terra e cielo perché potessimo aggrapparci a Lui, afferrandoci alla sua croce e lasciandoci trasportare da Lui, verso il regno della vita. Solo la croce, questa croce che ultimamente è scomoda, fastidiosa, provocante, ebbene questa croce, dissolve ogni dubbio, è lo svelamento supremo di Dio. La croce è l’abisso dove Dio diviene il mio, il tuo , il nostro amante per sempre. Sì, perché Gesù dalla croce regna con amore, Gesù dalla croce salva per amore, Gesù dalla croce giudica nell’amore.

    Fr. Alfredo Scarciglia
    Convento San Domenico Siena

  • Non esiste riga storta per Dio

    Ez 37,21-28   Ger 31,10-13   Gv 11,45-56

    Gesù ha appena operato la risurrezione di Lazzaro e molti di quelli che hanno visto questo segno credono in lui. Anche i capi dei sacerdoti e i farisei si rendono conto che tutti crederanno in lui se si dovesse lasciare a Gesù la libertà di compiere altri segni. Ecco, allora, che decidono di ucciderlo.

                Essi sono talmente convinti di “possedere” la verità e di essere pienamente nel giusto da non curarsi minimamente dei segni che Gesù opera se non per valutarne il possibile impatto sull’ordine sociale stabilito. I segni di Gesù non costituiscono per loro motivo di riflessione sulla propria fede, ma soltanto di preoccupazione per la possibilità di ritrovarsi in una situazione di conflitto e di probabile perdita dei propri privilegi: interverranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione.

    Migliore, allora, come indica Caifa, che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!

    Fin qui la riga storta! La scrittura di Dio, la Provvidenza, è però diritta: quella indicazione, Caifa non la disse da se stesso, ma (…) profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

                Nulla sfugge alla provvidenza! Anche gli eventi peggiori, le azioni più ingiuste, hanno tutte un loro preciso posto nel piano di Dio. L’unica cosa per noi importante è stare veramente dalla parte del Signore. Infatti, san Paolo scrive che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio (Rm 8,28) e, già nell’Antico Testamento, così Giuseppe parla ai fratelli che lo hanno venduto come schiavo: Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. (…) Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio (Gen 45,5.8).
     

    fr. Maurizio Pantoli
    Casa S. Maria del Rosario in Prati, Roma