Ormai a cadenza settimanale, la stampa internazionale ci propone riflessioni e punti di vista sul tema dell’educazione. Questi interventi giungono molto spesso dai vari Ministri dell’istruzione, altre volte da esperti in materia, tante volte da chi si ritiene in diritto di parlare anche di ciò che non conosce. È questo un di quegli ambiti dove ciascun cittadino si sente dover esprimere la propria “ricetta” evidenziando ciò che non va e balbettando ciò che bisognerebbe fare.
Category: Predicazione
L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).
Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.
(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)
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Senza Rivelazione, che vita sarebbe?
Un bilancio delle festività natalizie
«Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18). In questi giorni di grazia, tante volte sono risuonate ai nostri orecchi queste parole; anche se tale netta affermazione di S. Giovanni, è più potente di quanto le nostre labbra possano semplicemente pronunciare.
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“2020” un numero pasquale?
Perché festeggiamo a capodanno l’arrivo di un nuovo anno con un numero specifico? Questo anno l’umanità per 24 ore festeggerà l’arrivo dell’anno 2020. La festa durerà 24 ore perché sul globo terrestre il 1° gennaio inizia sulle isole della Micronesia e si conclude 24 ore più tardi sulle isole della Polinesia.
Il numero “2020” ha un’origine particolare. Nell’anno 525 Bonifacio, capo dei notai pontifici, chiese a Dionigi il Piccolo, monaco molto colto e nativo dell’attuale territorio della Romania, di studiare il difficile problema della data della Pasqua.
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Un amore che visita le nostre tenebre
I cristiani che celebrano il Natale sanno che quel Bambino, deposto in una mangiatoia, è il nostro salvatore, il Dio fatto uomo, venuto ad abitare in mezzo a noi per condividere la nostra storia. E’ questo il messaggio racchiuso in quella buona notizia che è il vangelo. A ogni Natale si ripete l’annuncio dato ai pastori di Betlemme: “Vi annuncio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è Cristo Signore”. Non è un caso che la festa sia collocata nel solstizio di inverno e che uno dei segni più suggestivi ed evocativi del Natale sia la luce della stella cometa, che in questi giorni abbiamo visto accendersi, insieme a tante altre luci, nelle case e nelle strade.
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La Fraternita minervitana in festa con il padre Maestro fra. Geard F. Timonèr III
Al mattino annunciamo il tuo amore, la tua verità nella notte profonda. Così la prima antifona delle Lodi di sabato 14 novembre, risuona quasi come un programma per i nostri confratelli che hanno reso luminosa questa domenica del 15 dicembre per la Fraternita di San Domenico in Santa Maria sopra Minerva: con il rito dell’Accoglienza, Graziano Antonio Curri, con quello della Professione temporanea Antonello Voghera, e con la Professione perpetua Piero Braidotti e Gaspare Luppino.
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Padre Gregorio Maria Rocco: il Domenicano che diffuse il Presepe nelle case
Alla luce della recente visita di Papa Francesco nello stupendo luogo di Greccio, e della sua Lettera Apostolica sul presepe, è bello ripercorrere un po’ tutti gli eventi legati al presepe che nella storia si sono susseguiti nella nostra Italia e soprattutto scoprire quale fu il contributo che l’Ordine di San Domenico diede a questo “Admirabile signum”.
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Fare della filosofia una casa comune
«La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale il mondo rimane tale e quale»: ecco in poche parole l’opinione comune sulla filosofia, fuori e dentro la Chiesa. Se siamo sinceri, è facile accorgersi che uno dei motivi della crisi del pensiero (anzitutto teologico e filosofico) all’interno della Chiesa Cattolica è proprio il fatto che le questioni a cui spesso si cercano risposte non sembrano – ai più – essere in linea con le autentiche domande che abitano i cuori e le menti degli uomini.
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Fr. Jean-Baptiste Labat O.P., corsaro e inquisitore
Come il titolo stesso che si è dato alla esposizione di questa sera lo fa chiaramente intendere, il personaggio di cui si parlerà è un religioso piuttosto singolare. Per presentarlo brevemente iniziando, lascerò la parola al visconte François-René de Chateaubriand:
È – ci dice l’autore delle Memorie d’Oltretomba –, è un uomo singolare questo monaco parigino dell’Ordine dei Frati Predicatori.
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L’educatività alla fratellanza nelle università
In questo mio modesto intervento vorrei semplicemente portare l’attenzione sul ruolo dell’università nel promuovere la fratellanza dei popoli, non soltanto direttamente, cioè attraverso programmi educativi finalizzati allo scopo precipuo, ma anche indirettamente, usando consapevolmente quella che nel titolo ho chiamato “educatività”, riferendomi alla filosofia realistico-dinamica del padre salesiano Tommaso Demaria.
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Maria: Giovane donna del Silenzio
Nell’attuale frangente tecnotronico e postmoderno, si e’ raggiunta una certa convinzione che la parola non può essere l’unica “domina” dello spazio comunicativo della persona l fronte di una storia e un pensiero comunicativo globale e globalizzante, inflazionato da parole, spesso senza un senso definito e con chiari accenti di sproloquio. Una nuova valorizzazione del Silenzio si rende necessaria quasi a volersi opporre al potere di una parola, di un parlare, proposti come forma di potere e di controllo (Historia docet).
