Category: Archivio

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In questa semplice sezione potrai trovare tutti quegli articoli che non possono essere definiti propriamente meditazioni, eppure hanno una saggezza ed una profondità tali da meritare di essere ancora letti e riletti. Ma perchè? Soltanto per un motivo: perchè in essi c’è certamente qualcosa – stiamone pur certi – che può parlare al tuo cuore ed alla tua mente. 

  • Professione semplice di fr. Domenico

    Professione semplice di fr. Domenico

    -sprecacenereSabato 6 settembre alle ore 16,30 nella bellissima Basilica di S. Maria sopra Minerva a Roma un giovane frate, Domenico Sprecacenere, farà la sua prima professione nell’Ordine dei Predicatori.
    Che significa “professione”? Significa che fra Domenico, al termine dell’anno di noviziato, in ginocchio davanti al Priore Provinciale e con le mani nelle sue farà voto di obbedienza a Dio, alla Beata Vergine Maria, al S. Padre Domenico e ai legittimi superiori secondo le Costituzioni dei Frati Predicatori.

    Si dice che S. Domenico chiedesse a chi voleva entrare nell’Ordine “vita comune e obbedienza”, sta di fatto che nella formula di professione noi con l’obbedienza a Dio, secondo l’idea di S. Domenico, promettiamo anche castità e povertà cioè diamo “tutto” a Lui, per avere da Lui “Tutto”.

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  • Bisogna fermare l’aggressore ingiusto!

    Bisogna fermare l’aggressore ingiusto!

    suora

    Le nostre suore domenicane in Iraq ci informano attraverso una lettera sincera e franca sulla situazione che stanno vivendo nella loro terra da quando l’ISIS ha iniziato la sua scalata di terrore e morte. L’aggressore ingiusto va fermato, diceva il papa durante il volo di ritorno dal suo viaggio in Corea del Sud. Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto, dopo la seconda guerra mondiale c’è stata l’idea delle Nazioni Unite e là si deve discutere e dire “c’è un aggressore ingiusto, sembra di si, come lo fermiamo?
    Eppure, dicono le nostre suore “noi non possiamo fidarci del governo centrale che sta cercando di formare un nuovo consiglio e che è incapace di difendere le minoranze. Inoltre sembra che non sia stata presa nessuna azione seria contro l’ISIS da parte della comunità internazionale. La gente non crede più a niente: né al governo, né alla protezione curda, ne alla Chiesa, e neanche alle forze internazionali.” Noi vogliamo continuare a non tacere.

    Qui di seguito vi riportiamo la traduzione del testo della lettera delle nostre suore per intero.

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  • Sono case anche nostre!

    Sono case anche nostre!

    sonocaseanchenostreQuelle case marchiate con la lettera araba “nun”, l’iniziale di Nassarah, parola araba per indicare i “cristiani” sono anche case nostre. Sono le case dei cristiani che da un giorno all’altro hanno lasciato tutto per scappare sotto la minaccia di un gruppo islamico che si è autoproclamato stato.

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  • Saluto del Priore Provinciale

    Saluto del Priore Provinciale

    Aldo-TarquiniCari confratelli e amici, vi saluto e vi do il benvenuto nel nuovo sito della Provincia Romana di S. Caterina da Siena, dei Frati dell’Ordine dei Predicatori. Considerando l’importanza che ha la comunicazione per il nostro Ordine, l’ultimo Capitolo provinciale ha rivolto ai frati questa raccomandazione: “La nostra predicazione, oltre alle forme tradizionali, sia sempre più aperta all’uso delle odierne forme di comunicazione, approfittando delle potenzialità che offre il nuovo continente Internet”.

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  • Votati alla missione

    Votati alla missione

    votati-missioneNella società dell’ “oggi”, quando la nostra parola probabilmente non ha più il peso che aveva tempo addietro, dove non si osa più impegnarsi per tutta la vita, con la paura di non sapere dove le nostre promesse potrebbero condurci nel futuro, come possiamo noi religiosi pronunciare i nostri voti, il SI per tutta la vita?

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  • Questa è la notte gloriosa!

    Veglia pasquale 2014 – Santa Maria sopra Minerva

    Questa è la notte gloriosa che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore!

    E’ la notte in cui ripetiamo più volte l’esultanza del coro degli angeli e di tutta l’assemblea celeste! La lontananza dell’uomo dal suo creatore non c’è più. Le lacrime non vincono più. Il dolore non vince più. Lo smarrimento non vince più. La morte non vince più. Il male non vince più! Gesù dopo aver pianto, sofferto, vissuto lo smarrimento, è risorto! Il cielo, il coro degli angeli, i santi, la vergine Maria sono nell’esplosione di gioia perché l’uomo, creato ad immagine di Dio, riceve il dono della risurrezione! Questa realtà è di una tenerezza e di una profondità d’amore senza limiti! Dio, e tutta la corte celeste che fa festa perché con la risurrezione di Gesù ora possiamo ridire con fierezza: sono ad immagine e somiglianza di DIO!

    Erravo nel deserto del peccato, della mia profonda solitudine dovuta alla mia lontananza da Dio ed è Dio stesso che per pura gratuità ci riporta ad essere suoi figli. Questo crea gioia, gioia in cielo e gioia sulla terra.

    L’espressione di questa gioia la possiamo ritrovare attraverso quattro parole che rappresentano i quattro momenti di questa solenne veglia pasquale: Luce, Parola, Battesimo, Eucaristia.

    Sono quattro parole che ci parlano della gioia della Resurrezione!

    Luce. La gioia della resurrezione, la esprimiamo con la benedizione del fuoco e con l’accensione del cero pasquale. Questo cero arde durante tutto il periodo pasquale, ma anche ad ogni battesimo e ad ogni celebrazione di funerale! La luce è segno di speranza, e questa luce è Cristo! Questo cero rappresenta Cristo nostra luce, Cristo che ci illumina, Cristo che ci guida, Cristo che ci scalda, Cristo che infiamma i nostri cuori tiepidi e ci spinge a cercare sempre di più Dio! Questa luce è lì per aiutarci ad uscire dalle nostre tenebre, per ricordarci che non c’è tenebra che non possa essere spezzata dalla luce del cero pasquale, di Gesù risorto! Questa luce è fra noi per farci assaporare quanto è triste rimanere nelle tenebre delle nostre chiusure e quanta gioia c’è a lasciarsi illuminare da LUI! Ma quante volte preferiamo le tenebre del nostro stare comodi e lontani da Dio?

    Dopo la liturgia del fuoco abbiamo sentito la Parola di Dio! Dio ci parla dalla creazione. Ha parlato ad Adamo ed Eva, a Mosè, a tutti i patriarchi, ai profeti.

    Ha parlato attraverso dei segni forti: Un roveto che arde, un mare che si apre, una nube che li guida, una voce che viene come da una montagna che tuona, ha parlato lui stesso che si fa uomo. Il Vangelo è la buona novella, la gioia dell’annuncio che Dio non ci ha abbandonato e non ci abbandona mai. Se c’è qualcosa da abbandonare, questo è il sepolcro vuoto. E le donne lo fanno. Abbandonano il sepolcro in fretta e con timore e gioia corrono per annunciare! Ecco la parola di gioia: rispondere ad una chiamata di Dio per annunciare il nostro incontro con LUI!

    I chiamati di Gesù non avevano nulla di speciale: erano pescatori, peccatori pubblici, esattori delle tasse, persone ai margini! La Parola di Gesù diventa gioia nella loro vita e loro ora corrono per annunciarla!

    E noi? Ascoltiamo la sua Parola? E se ci è stata data la grazia di riceverla, la stiamo annunciando oppure siamo ancora presso la toma vuota della nostra paura?

    Il terzo momento di questa veglia che seguirà fra un po’ è il rinnovo del nostro Battesimo. Battesimo è la terza parola di stanotte. Col Battesimo i frutti della risurrezione entrano nella nostra vita! Divento erede speciale dei benefici di questa santa notte di Pasqua e il vero beneficio è quello di essere chiamato e soprattutto aiutato a vivere da risorto! Il battesimo imprime in me un segno che mi abilita a chiedere a Dio l’aiuto che un figlio chiede.

    Cosa ne faccio del mio battesimo? Mi sento veramente figlio, sento di essere segnato per sempre ad essere un uomo che deve crescere nella somiglianza a Dio? Nella santità? La gioia pasquale è la gioia di chi, attraverso il Battesimo, riceve la promessa di Dio che non sarà mai abbandonato nel suo cammino di santità. Forse messo alla prova, ma mai abbandonato.

    L’ultima parola che esprime la gioia di stasera è eucaristia! Questa veglia culmina sull’altare! In questi giorni abbiamo visto il nostro altare spogliarsi di ogni bellezza! Non aveva tovaglie, fiori, candele, nulla! Stanotte accoglie Gesù risorto che si dona per noi! Sull’altare celebriamo la Pasqua, Gesù che si offre per noi, che si dona per noi, che muore per risorgere! Il suo morire per risorgere nutre e incoraggia ogni nostro desiderio di bene, e stimola i nostri desideri di bene! Ogni eucaristia che celebriamo è un rivivere la Pasqua. La grandezza di Dio che si dona per noi si dilata nel tempo e ci tocca attraverso l’eucaristia, cambiandoci! Accostiamoci all’eucaristia con rispetto certamente, ma soprattutto con una grande fiducia! E’ Dio che viene a me, ed è un Dio gioioso che viene a me! Lui è la gioia! Lasciamoci avvolgere nell’eucaristia da questa gioia!

    Luce, Parola di Dio, Battesimo, Eucaristia, ecco le grazie di stanotte! Non siamo qui a chiederle, perché Dio ce le sta già donando, siamo qui per accoglierle. Lasciamo che questi doni rinfranchino e risveglino nell’intimità del nostro cuore la gioia di essere figli di Dio, figli per i quali Dio si fa uomo, cammina con noi, soffre con noi, muore con noi, e risorge per noi! Amen

    fr. Gian Matteo Serra
    Convento S. Maria sopra Minerva, Roma

  • E’ così che finisce tutto?

    E’ il giorno in cui la Chiesa sosta presso il sepolcro del suo Signore, in silenzio adorante per il dramma della violenza che si è abbattuta sul solo Giusto. Ma quali sono i sentimenti che in questo giorno prendono dimora nel cuore di ciascuno di noi? E’ il sentimento di chi pensa che tutto sia finito, che i germi di speranza che ha fatto fiorire nel cuore di tanti suoi contemporanei, tra cui i discepoli di Emmaus, siano stati devitalizzati dal dramma realizzatosi sul Golgota? E’ il sentimento dello smarrimento e della paura che ha fatto disperdere il gruppo dei suoi discepoli nonostante che avessero “conosciuto” la vita quotidiana del Maestro più da vicino e fossero stati informati sulla necessità di seguirlo sul sentiero della Croce?

    Oppure è il sentimento di Maria di Magdala e delle altre donne che lo hanno seguito fino ai piedi della Croce? Il loro cuore, pur ferito dallo scandalo della crocifissione, palpita di trepida speranza per la fede che ancora pongono sulla promessa di Gesù:

    “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà” (Mc. 9,31). Il loro correre al sepolcro, al sorgere dell’alba il primo giorno della settimana, è reso più spedito da questa speranza che coltivano nel loro cuore. Allora questo è il sentimento che ci dovrebbe accompagnare in questo giorno di silenzio e di adorazione.

    fr. Daniele Cara,
    Convento S. Maria Novella, Firenze

  • No, noi non abbiamo tradito

    Is 52,13- 53,12   Sal 30   Eb 4,14-16; 5,7-9   Gv 18,1- 19,42

    Il papa Francesco ci proponeva, domenica scorsa, di chiederci in quale dei personaggi evangelici attori o spettatori degli ultimi giorni della vita terrena di Gesù ci potessimo in un certo modo riconoscere. Oggi, la domanda che, in tale prospettiva, ci dobbiamo porre è « Sono io come Giuda? ». Certamente, la nostra reazione spontanea sarà di risponderci di no: noi, non abbiamo tradito Gesù. Eppure, ogni qualvolta noi abbiamo peccato, in realtà lo abbiamo tradito, lo abbiamo consegnato alla morte, poiché egli è morto proprio a causa non solo del peccato di Adamo, ma anche dei nostri peccati. Sono essi pure ad inchiodare Gesù alla croce. Ma se siamo colpevoli come Giuda, non dobbiamo essere disperati come lui. Infatti, nello stesso momento in cui comprendiamo la nostra colpevolezza e la sua gravità – poiché per rimediarvi Dio ha giudicato conveniente il modo più gravoso: farsi uomo, farsi schiavo, esser ucciso ed esserlo mediante il crudele ed infamante supplizio della croce – in questo stesso momento, dunque, ci viene offerto il perdono: Cristo, infatti, facendosi peccato mentre è senza peccato, paga sulla croce il nostro debito e procura così la nostra riconciliazione con Dio.

    Però, questa riconciliazione non è cosa automatica, richiede il nostro pentimento e il nostro impegno a non più offendere Dio, richiede, più generalmente, la nostra conversione e la nostra volontà di portare la nostra croce, partecipando così, in virtù della grazia santificante, all’opera salvifica di Cristo a pro nostro e dei nostri fratelli, perché, come insegna san Giovanni, « Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo » (1Gv 2,2), e così potremo dire, con san Paolo, « Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo » (Gal 6,14). Solo così avremo accesso alla risurrezione: per risuscitare, infatti, bisogna prima morire, morire al peccato: « Cristo morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù » (Rm 6,10-11).
     

    fr. Daniel Ols
    Convento S. Maria sopra Minerva, Roma

  • Alla cena dell’Agnello

    Es 12,1 – 8.11 -14; Sal 115; 1, Cor 11, 23 – 26 ; Gv 13, 1 – 15.
    San Paolo in questa lettera si rivolge in maniera assai esplicita ai Corinti. Vuole donargli un insegnamento nuovo e importante. E’ un messaggio che essi non avevano mai ricevuto da nessuno.
    Paolo è stato il primo in linea temporale a ricevere il messaggio.
    Questo messaggio è così importante tanto che l’apostolo decide di trasmetterlo. Che vuol dire trasmettere quel messaggio?
    La trasmissione è far correre un dato immutabile lungo i secoli, le civiltà, gli imperi, le mode passeggere e destinate a concludersi. Il dato è gioioso: la notizia della donazione totale di sé stesso da parte di Gesù. In questa donazione l’Umanità si unisce sempre e per sempre con Dio.

    Il Sacerdozio Donativo di Gesù è quel dato da continuare a trasmettere fino all’ultimo giorno del globo terrestre!
    La Cena del Signore è quel dono trasmesso che continua a far sentire gli uomini amati giorno dopo giorno.
    È quel banchetto che dona il Pane Eterno: un pane che dona la capacità di gustare le gioie e scrutare la luce nella notte. È quel banchetto che dona il Vino Eterno: un vino che dona la forza di procedere nelle sofferenze e la gioia di essere sempre perdonati da Dio nelle nostre cadute.

    Accostiamoci alla celebrazione della messa in Coena Domini consapevoli che partecipiamo all’istituzione del Sacerdozio: è la festa del sacerdote, senza il quale, il Banchetto dell’Eterna Redenzione non potrebbe trasmettersi.
    Gesù dolce, Gesù amore!

    Fr. Gabriele Giordano M. Scardocci
    Studente nel Convento Patriarcale di S. Domenico, Bologna

  • Tu sei un Giuda!

    Is 50,4-9 Sal 68 Mt 26,14-25

    “Rabbì, sono forse io?”. Queste parole di Giuda mi hanno sempre lasciato basito. Un uomo che manda a morte l’amico e poi ha l’ardire di dire: “Maestro, sono forse io il traditore?”. Cos’hai, oh Giuda, per non capire? Cosa ti ha riempito il cuore di odio per Colui che ti ha guardato, ti ha fissato, ti ha amato e ha detto anche a te “Seguimi”? Perchè non vedi? Perchè non ti vedi? Sì, perchè forse neanche tu hai compreso quanto stavi per fare. Anche tu, poi, ti sei disgustato del tuo gesto sconsiderato. Perchè, dunque, chiedere?

    Giuda viene definito il traditore. Ma forse è anche lui un tradito, una vittima, un “poveraccio” come tanti di noi. E noi sì che saremmo pronti a definirlo come fa l’evangelista: “il traditore”! Ma quanti di noi possono permettersi di “scagliare la prima pietra”? Non siamo forse davanti ad un peccatore che ha sbagliato, ma certamente era amato da Dio? Gettiamo a terra le nostre pietre, lasciamo cadere le nostre condanne e guardiamoci allo specchio: chi può dire a se stesso di non aver mai tradito qualcuno o qualcosa?

    Smettiamo perciò di considerare il peccato di tutti i presunti “Giuda” che ci circondano e guardiamoci: chi di noi si può dire completamente innocente? È meglio piangere per il fratello che condannarlo, perchè Giuda è morto e non è tornato in vita, si è smarrito e non è stato ritrovato (Lc 15).
     

    fr. Fabrizio Pietro M. Cambi
    Studente nel convento di S. Maria sopra Minerva, Roma