
Nessun esempio di virtù è assente dalla croce.
L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).
Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.
(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)


Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati.


Beati quelli che lungo la strada sanno ridere di se stessi: avranno il divertimento assicurato.

In questo brano [vd. sotto] vorrei soffermarmi sulla vocazione del profeta Geremia, un testo splendido che andrebbe letto, pregato e riflettuto molto più spesso da tutti noi. Nella chiamata di Geremia credo si possa trovare un po’ la risposta alla domanda sul senso della propria vita. In effetti, lo stesso profeta ha un compito che il Signore ha stabilito per lui, ma soprattutto in lui. Dunque, la vocazione profetica è qualcosa che lo investe nell’intimo.

Il pavone appare molto presto nell’arte Cristiana dei primi secoli, come simbolo della Risurrezione e della Vita Eterna. Questo simbolismo è radicato nelle antiche religioni pagane, alcune delle quali ritenevano che la carne del pavone non andasse mai in decomposizione dopo la morte. I primi Cristiani perciò, logicamente, lo adottavano come simbolo della Risurrezione, l’esistenza gloriosa ed eterna di Cristo. Nell’epoca medioevale, si pensava che il pavone perdesse le penne annualmente, e che le nuove fossero sempre più belle di quelle precedenti.