
O Dio, parla con dolcezza nel mio silenzio…
L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).
Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.
(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)
Il Nostro Signore Gesù Cristo fa ciascuno di noi una domanda personale, che scopriamo quando ci rendiamo conto che abbiamo la capacità —e la libertà— di fare qualcosa con la nostra vita. La domanda è, semplicemente, che cosa vuoi? Che cosa vuoi fare della tua vita? Che cosa desideri? Che cosa ti piace? Cerca i desideri del tuo cuore. Cerca la verità. La passione che ci vuole per amare ciò che è buono e lottare per esso si trova nella virtù teologale della speranza. La speranza è una virtù che indica la forza non una debolezza. Nel nostro mondo dove la conformità e la sicurezza sono incoraggiate, stranamente è la religione cattolica che ci incoraggia alla libertà, a desiderare, da appassionato, di essere forte. La speranza ricorda l’essenza della vocazione cristiana.


O Dio, mandaci dei matti, di quelli che siano capaci di esporsi, di quelli che siano capaci di scordarsi di loro stessi, di quelli che sappiano amare con opere e non con parole, di quelli che siano totalmente a disposizione del prossimo.

Gesù chiede ai suoi discepoli le stesse cose che ha vissuto lui stesso nella sua esistenza volendo che la sua missione di salvezza si attui in ogni tempo. Ci dice che come lui siamo chiamati ad essere luce del mondo: “ Io sono la luce del mondo chi segue avrà la luce della vita” e ci ricorda la vocazione di essere anche il sale della terra.
Due immagini per farci comprendere come quello che lui ha compiuto con la sua predicazione e con la sua presenza non può fermarsi ma deve continuare attraverso i suoi discepoli chiamati e fatti partecipi di tutta l’esperienza della sua vita, dall’inizio del suo ministero alla sua passione, morte e risurrezione. “Voi siete il sale della terra…”. Queste parole ci dicono che come il sale è sapore che richiama il sapere e la sapienza.

L’inquietudine del mondo è richiamata dall’atteggiamento di Erode nei confronti di Giovanni il Battista,che ne aveva profeticamente denunciato il rapporto con la cognata come non lecito; infatti, colui che su istigazione di Erodiade lo farà decapitare, dopo averlo fatto arrestare, vigilava su Giovanni e lo ascoltava volentieri, ma restando perplesso. Si sente rimproverato dal Battista, ma allo stesso tempo percepisce che gli viene data una possibilità.

Napoli, 6 dicembre 1273. Festa di San Nicola. Siamo nella sagrestia del convento di San Domenico. Dopo la Messa. Parla fra Tommaso d’Aquino:
« – Non insistere, caro Reginaldo. Te l’ho appena detto : non ne posso più, mi fermo qua.
– Certo, Maestro, da tanti anni lavoriamo molto, forse troppo, e difatti in questi giorni, mi sembra un po’ stanco. Allora rimandiamo a domani la redazione delle questioni della Somma di teologia sulla penitenza. Nel frattempo le preparo un rimedio che conosco io… una pozione segreta di zia Giuseppina. Sveglierebbe i morti…


Il giorno che la morte busserà alla tua porta, cosa le offrirai? Porgerò alla mia ospite la coppa colma della mia vita: non lascerò che se ne vada a mani vuote.