Category: Predicazione

L’Ordine dei frati predicatori, fondato da S. Domenico, “fin dalle sue origini è noto esser stato istituito in modo specifico per la predicazione e la salvezza delle anime”. Perciò i nostri frati, secondo l’insegnamento del fondatore, “ovunque, come persone che desiderano procurare la propria e l’altrui salvezza, si comportino onestamente e religiosamente, da uomini evangelici che, seguendo le orme del loro Salvatore, parlano con Dio o di Dio al prossimo” (Prime Costituzioni dell’Ordine).

Infatti, partecipi della missione degli Apostoli, ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da S. Domenico. Tutte le note caratteristiche della nostra vita (vita comune, osservanza dei consigli evangelici, liturgia in comune, studio, osservanza regolare) non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.

Da questi elementi saldamente connessi tra loro, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione.

(Cfr. Costituzione fondamentale, n. 2, 4)

  • Missionari in terra d’Abruzzo

    Missionari in terra d’Abruzzo

    missione4Dal 3 al 9 maggio 2015 si è svolta nella Parrocchia di Archi e Piane d’Archi (Chieti) la missione popolare in occasione della festa di S. Nicola di Bari. Dopo un anno dalla prima Missione siamo tornati , accolti dal Parroco don Nicola Fioriti e dalla popolazione con squisita gentilezza e senso di ospitalità. Eravamo gli stessi dell’anno precedente, eccetto Sr. Amelia che è stata impedita da problemi comunitari.

    Abbiamo avuto invece la gioia di aver presente e partecipe il nostro sindaco di provincia e rettore della Basilica della Minerva , fr. Gian Matteo Serra che insieme a fr. Simone Bellomo, fr. Maurizio Carosi e fr. Antonio Cocolicchio , hanno composto l’equipe di predicazione corrispondente alla stessa della pastorale vocazionale e giovanile.

    Era presente, come nell’anno precedente, Sr. Antonella delle Suore Domenicane dell’Unione S. Tommaso d’Aquino della comunità di Pistoia, sempre disponibile e generosa, con una lunga esperienza in campo di missioni popolari.

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    Abbiamo avuto delle giornate intense intessute di celebrazioni, benedizione delle famiglie, centri di ascolto, colloqui e amministrazione del Sacramento della Riconciliazione, visite agli ammalati. Il Parroco e i fedeli pur conoscendoci singolarmente e chiamandoci per nome, spesso ripetevano : “I frati !! “.

    A nostro avviso è importantissimo vedere la Comunità che predica ed è ciò che fa la differenza; anche i sacerdoti diocesani predicano, ma noi siamo “Frati Predicatori“. E’ vero che anche quando andiamo singolarmente rappresentiamo la Comunità, ma l’essere insieme è una grande testimonianza soprattutto in un tempo, come il nostro, in cui è molto forte l’individualismo. Gesù, lo sappiamo, ha dato come segno di riconoscimento e di autenticazione dei suoi discepoli, l’amore fraterno. Ci sforziamo di non ripiegarci su noi stessi e di aprirci all’altro. Non sempre è facile farlo nelle nostre Comunità.

    L’essere insieme è una grande testimonianza soprattutto in un tempo, come il nostro, in cui è molto forte l’individualismo

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    La missione consiste nell’evangelizzarsi per evangelizzare. Ne abbiamo bisogno prima noi frati per poi aprirci alla Famiglia Domenicana, al resto della Chiesa e del mondo. S. Caterina da siena gridava agli eremiti di lecceto: “Uscite dal bosco, uscite da voi stessi“.

    Questo grido attualizzato dagli interventi di Papa Francesco, Benedetto XVI, dai  nostri Capitoli generali , possa essere il frutto del prossimo giubileo dell’Ordine e della Misericordia. Come spesso ripete il Papa, ciò che indebolisce e uccide sono le “chiacchiere”. Abbiamo bisogno davvero di ricevere e usare misericordia, di sforzarci di essere rispettosi dell’altro, di imparare a godere della presenza del fratello e di gareggiare nella stima reciproca. Il peccato c’è, è reale e sperimentabile, ma rialzarsi, continuare, ricominciare, questo ci chiede il Signore. Non sempre ci riusciamo, ma sempre dobbiamo sperarlo e chiederlo al Padre, ricco di Misericordia.

    Fr. Antonio Cocolicchio O.P.

     

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    Un momento della missione popolare

  • Il Dottore d’Aquino e la Minerva

    Il Dottore d’Aquino e la Minerva

    tommaso-lippiCome tutti sanno, durante il suo soggiorno a Roma, dal 1265 al 1268, San Tommaso risiedette a Santa Sabina ed è solo nel 1275, anno successivo alla sua morte, che i frati entrarono in possesso della Minerva e iniziarono i lavori di costruzione dell’attuale chiesa e del convento.

    Se, verosimilmente, san Tommaso non ha mai messo piede alla Minerva e, tanto meno, vi ha mai predicato, egli vi è tuttavia di casa perché qui, più che altrove forse, lo studio del suo pensiero vi è stato coltivato.

    Già nel 1288, l’insegnamento della teologia fu spostato da Santa Sabina alla Minerva e, nel 1426, lo studium minervitano divenne studium generale, poi trasformato, il 3 novembre 1575, dal vescovo di Cusco Juan Solano, in Collegium S. Thomae. Oltre agli studenti della Provincia Romana, avrebbe accolto studenti domenicani dell’America spagnola e anche di altre provincie. Il Collegium si aprì anche a non domenicani (vi studiò, p. es., Gioacchino Pecci) e qui ovviamente, vi si insegnava la dottrina di san Tommaso.

    Questo Collegium, anche dopo le spogliazioni, continuò a funzionare, trovando prima rifugio al Seminario francese, poi in altri luoghi di Roma, finché, nel 1904, esso fu ritirato alla Provincia Romana, per diventare Studium generalissimum (cioè per tutto l’Ordine) e, decorato del titolo di « pontificio », s’insediò nell’enorme palazzo edificato dal maestro generale beato Giacinto Cormier a San Vitale; passò, nel 1932, ai Santi Domenico e Sisto, dove è tuttora, e, sotto san Giovanni XXIII, nel 1963, divenne la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino.

    Aperta al pubblico, [nella Biblioteca Casanatense] ci dovevano essere due cattedre per l’insegnamento della teologia di san Tommaso, cattedre affidate a due insigni teologi che spieghino « il puro testo di S. Tomaso a’ i Studenti, tanto Regolari, come Secolari »

    Altra istituzione minervitana in cui regnava San Tommaso fu la Biblioteca Casanatense. Il 3 marzo 1700 moriva il cardinale Girolamo Casanate, dal 1673 Cardinale Inquisitore e, inoltre, dal 1693 Bibliotecario di S. Romana Chiesa. Con precise disposizioni testamentarie, lasciava la sua imponente biblioteca privata al Convento della Minerva – biblioteca che, secondo il contemporaneo P. Labat, « all’eccezione dei manoscritti, superava di molto quella del Vaticano ». Aperta al pubblico, in essa ci dovevano essere due cattedre (una matutina e una vespertina) per l’insegnamento della teologia di san Tommaso, cattedre affidate a due insigni teologi che spieghino « il puro testo di S. Tomaso a’ i Studenti, tanto Regolari, come Secolari », ispirandosi a « qualche Commentatore della […] Somma, che più strettamente sia attaccato alla lettera, et alla pura dottrina del Santo Dottore ». Inoltre, vi sarebbe pure stato, presso la biblioteca,

    un Collegio di sei Teologi di differenti Nazioni Professori di lo Ordine di S. Domenico, quali debbano applicarsi solamente al servizio di Dio nella difesa della sana dottrina, secondo verrà loro ingiunto dal Sommo Pontefice, e da altre sacre, e supreme Congregazioni, e secondo le urgenze della Chiesa universale […].

    tommaso-angelico-1Ma, oltre a questi teologi casanatensi, numerosi dottori, seguaci di san Tommaso, hanno illustrato, in un modo o nell’altro, la Minerva. Mi limiterò a ricordarne due che sono sepolti nella nostra basilica: il cardinale Juan de Torquemada († 1468), uno dei fondatori dell’ecclesiologia con la sua celebre Summa de Ecclesia, e il cardinale Tommaso de Vio Gaetano († 1534), il quale visse in questo convento dal 1501 al 1517, prima come procuratore generale dell’Ordine, poi, dal 1508, come maestro generale. Ma, fra i discepoli di san Tommaso che illustrarono la Minerva, potrei anche, per tempi più recenti, menzionare i cardinali Tommaso Zigliara († 1893) e Raffaele Pierotti († 1905).

    Tommaso Maria Zigliara fu creato cardinale per dirigere l’edizione Leonina, che ebbe proprio alla Minerva, dove risiedeva il Maestro generale, la prima sede, dalla sua fondazione, 15 ottobre 1879, fino a dicembre 1882, quando fu trasferita dal papa nel palazzo di fronte, l’Accademia pontificia dei Nobili ecclesiastici.

    Infine, San Tommaso è pure presente alla Minerva attraverso le opere d’arte che lo celebrano ed, in particolare, ovviamente, i meravigliosi affreschi di Filippino Lippi ed è, in qualche modo, anche corporalmente presente con una sua reliquia insigne (un osso del braccio), di cui, all’occasione di questo colloquio, abbiamo voluto fare una ostensione straordinaria nella cappella a lui dedicata, ricordando anche come, dai tempi del cardinale Oliviero Carafa († 1511), protettore dell’Ordine ed edificatore di questa cappella, fino al 1967, la festa di San Tommaso era ogni anno solennemente celebrata alla Minerva con una cappella cardinalizia e, nei tempi più recenti, anche con la partecipazione degli alunni di tutte le Università Pontificie e Atenei Pontifici romani, celebrazione che fu l’occasione per la declamazione di encomia S. Thomae, studiati ed editi, per il secolo xv, da P. Luciano Cinelli O.P., e celebrazione che aveva termine con una processione alla cappella Carafa.

    fr. Daniel Ols, O.P.

     

    Estratto del discorso di benvenuto tenuto da fr. Daniel Ols, priore del convento di S. Maria sopra Minerva, in occasione del convegno per la presentazione dell’edizione leonina dei Sermones di san Tommaso d’Aquino (Minerva, 20 marzo 2015)

  • Missionaria della misericordia del Padre

    Missionaria della misericordia del Padre

    caterinasiena4Non è impresa semplice quella di scegliere una tra le diverse piste e tracce di riflessione che la Liturgia della Parola che abbiamo ascoltato ci propone, e che si ricollegano a diversi aspetti della spiritualità o dell’opera di S. Caterina.

    La recente bolla di indizione del Giubileo straordinario, a partire dall’8 dicembre prossimo, che definisce la misericordia come “sintesi” del mistero della fede cristiana, e invita a riproporre tale tema “con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale” anche nell’ottica della missione della nuova evangelizzazione rende forse opportuno seguire la pista indicataci dal Salmo: “buono e pietoso è il Signore…ti corona di grazia e di misericordia” (Sal 102). 

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  • S. Caterina e il Crocifisso

    S. Caterina e il Crocifisso

    caterinasiena2M’è caro cogliere nella poliedrica personalità di Caterina da Siena la sua missione di Maestra educatrice. Una missione che si è prolungata nei secoli attraverso i suoi scritti. La Chiesa la proclamò “Dottore della Chiesa” insieme a Teresa D’Avila. Lei fu innanzitutto discepola: suo padre non poteva permettersi il lusso di mandare a scuola la sua ventiquattresima figlia, la piccola Caterina. 

    Ci pensò Gesù, il Maestro per eccellenza, che le inviò un giorno S. Giovanni Evangelista e S. Tommaso D’Aquino per insegnarle a scrivere; allora aveva 30 anni e chi le aveva fatto da segretario fino allora continuò a scrivere sotto dettatura le sue lettere.

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  • S. Caterina e una “discesa precipitevolissima”

    S. Caterina e una “discesa precipitevolissima”

    Trittico-Merode3Robert Cmpin (1378/1379 – 1444), pittore fiammingo, è l’autore dell’annunciazione di Mérode. E’ un olio su tavola, conservato nel Metropolitan Museum di New York nella sezione the Cloisters è databile al 1427. La scena dominante che si svolge all’interno di una stanza, è la classica annunciazione.

    Ma ciò che più colpisce non è la genuflessione dell’Angelo bellissimo di fronte alla Vergine, né l’attenzione con cui Maria si nutre della Parola, che pure sono fondamentali. Bensì una piccola figura di bimbo, che scende dal cielo su un raggio luminoso, correndo alla velocità della luce, passando attraverso una finestra chiusa. La finestra chiusa dal vetro, è figura e rimando al concepimento verginale di Maria S.S.

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  • Caterina, il gregge e…

    Caterina, il gregge e…

    caterinasiena1Sono rimasto molto colpito dall’espressione di papa Francesco durante la messa crismale di un anno fa quando, parlando al clero di Roma, li ha invitati ad essere pastori che hanno l’odore delle pecore! Quella che a prima vista può sembrare un’espressione poetica o romantica, in ogni caso eloquente nell’invitare i sacerdoti ad essere vicini alle persone alle quali sono mandati, a pensarci bene tanto poetica o romantica non è!

    Riflettendoci bene, pensando all’odore delle pecore, delle pecore vere, e ve lo dice chi viene da una regione dove le pecore non mancano, ce ne sono sei volte tanto rispetto agli abitanti, è tutt’altro che qualcosa di gradevole. L’odore del pastore che ha trascorso la giornata con le sue pecore non ha nulla di romantico. Anzi, spesso è nauseabondo.

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  • Pasqua di Resurrezione

    Pasqua di Resurrezione

    pasquaLa liturgia del giorno di Pasqua ci presenta il racconto della Resurrezione (Vangelo), il suo annuncio (prima lettura) e le conseguenze morali che ne derivano (seconda lettura).

    Celebrare la pasqua vuol dire allora ritornare alle nostre radici, attingere nuova linfa dal fondamento della nostra fede, che è la Resurrezione di Cristo.

    Infatti: «se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede … e noi siamo da commiserare più di tutti gli uomini» (1Cor 15,17.19).

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  • Venerdì Santo

    Venerdì Santo

    venerd├¼Nella liturgia del Venerdì Santo, il punto culminante è l’annuncio dell’avvenimento [della passione e della morte di Gesù], un annuncio solenne quale mai si ripete in tutto l’anno liturgico.
    Oggi in tutte le chiese del mondo si adora la Croce, non si celebra l’Eucaristia, ma “si volge lo sguardo verso colui che hanno trafitto”.

    Ogni parola sembra stonata, ogni gesto si congela nella rigidità dell’incomprensione per ciò che accade. La Morte di Croce è l’atto unico, irripetibile: è veramente l’atto unico che non si ripete e non continua: è là.

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  • Giovedì Santo

    giovedì santo

    Giovedì santo è giorno che introduce nel triduo pasquale. I segni, le parole i silenzi, la musica della liturgia accompagnano e immettono nel mistero della pasqua, centro dal quale prende vita l’esperienza della fede.

    Al cuore del giovedì santo stanno due segni di lavanda: al mattino nell’eucaristia crismale si legge la pagina dell’unzione di Betania (Gv 12,1-11), alla sera nella memoria della cena del Signore si rivive il gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi.

    L’olio profumato è segno portato da una donna. Mentre Gesù si trovava a Betania ad un banchetto in cui anche Lazzaro era uno dei commensali – narra il IV vangelo – Maria entrò e ruppe un vasetto, pieno di olio profumato iniziando ad ungere i piedi di Gesù. Nel suo vangelo Marco pone il medesimo gesto all’inizio del racconto della passione: gesto di una donna di cui non è indicato il nome, che – Marco sottolinea – unge il capo di Gesù.

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  • S. Teresa: una domenicana “in pectore”

    S. Teresa: una domenicana “in pectore”

    TeresadavilaNon possiamo noi domenicani non ricordare il compleanno di S. Teresa d’ Avila (28 marzo 1515) per l’amore che la grande Santa ha nutrito nei nostri confronti, totalmente ricambiato dall’Ordine di ieri e di oggi. Teresa si è dichiarata “domenicana di passione”.

    L’aiuto che i nostri confratelli le hanno dato nella fondazione del Carmelo Riformato è stato grandissimo e sempre considerato motivo di “orgoglio” gioioso.

    Lo stesso S. Domenico apparso alla sua connazionale nella grotta di Segovia, dedicata al nostro santo fondatore, le ha detto di “guardare il suo Ordine” e la stessa richiesta le ha fatto Teresa.

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