Category: Meditazioni

  • San Francesco e la famiglia: grazie e scusa

    San Francesco e la famiglia: grazie e scusa

    Continua da: San Francesco e la famiglia: “permesso”

    Grazie: Prima di tutto il ringraziamento, la riconoscenza di Francesco s’indirizza a Dio e, potremmo dire, in due direzioni. Da un lato, in generale, per la creazione e la redenzione e, dall’altro, per ciò che riguarda in particolare lui, Francesco, e la sua opera.
    Limitiamoci, per il primo punto, a ricordare il Cantico delle creature, che ha fornito l’inizio dell’ultima enciclica del Papa regnante, e a citare questo passo della parte finale della Regola non bollata:

    E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, così per il vero e santo amore, col quale ci hai amato hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre Vergine beatissima santa Maria, e per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti liberare e redimere1.

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  • San Francesco e la famiglia: “permesso”

    San Francesco e la famiglia: “permesso”

    Continua da: San Francesco e la famiglia – Introduzione

    Chiedere permesso ha due accezioni. In senso proprio, si tratta di chiedere a chi ha autorità su di noi di permetterci di fare una determinata cosa: insomma, siamo qui nella pratica dell’obbedienza; in senso più largo, si tratta di un atto di cortesia nei riguardi di chi non ha, a propriamente parlare, autorità su di noi, ma che potrebbe esser disturbato o incomodato in qualche modo da un nostro comportamento. Per il primo caso, quello dell’obbedienza, la vita e le parole di san Francesco ci dànno tanti esempi.

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  • San Francesco e la famiglia – Introduzione

    San Francesco e la famiglia – Introduzione

    Pubblichiamo a puntate l’omelia tenuta da fr. Daniel Ols O.P. nella Basilica di S. Maria in Ara Coeli (Roma) in occasione della festa di S. Francesco

    Come sappiamo tutti, questa mattina (ndr: domenica 4 ottobre) si è aperto solennemente il Sinodo sulla famiglia. Era quindi abbastanza naturale pensare, come ho pensato, di offrire qualche riflessione su tale tema alla luce della vita e dell’insegnamento di san Francesco, di cui celebriamo, in questo stesso giorno, la solennità. Però, di prim’acchito, non appare che questa vita e questo insegnamento offrano grandi elementi per una tale impresa. Anzi, ad un primo sguardo, potrebbe sembrare che l’attitudine del santo fosse stata alquanto riservata (diciamo così) nei riguardi della famiglia, della sua propria famiglia in primo luogo, ma anche della famiglia in generale. 

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  • S. Teresa d’Avila: maestra di orazione

    S. Teresa d’Avila: maestra di orazione

    S. Teresa definisce così la preghiera: “L’orazione, a mio parere, non è altro che un intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si trattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati” ( Vita 8,5 ). Il nome di Teresa di Gesù viene associato all’Orazione, come quello di S. Francesco d’ Assisi alla Povertà e di S. Domenico Guzman alla Predicazione. Ognuno di essi ha messo a fuoco un aspetto importante della vita cristiana alquanto trascurato nel periodo storico in cui vissero. Teresa dice alla Chiesa di tutti i tempi: Bisogna pregare e farlo bene, perchè la vocazione della creatura umana è l’unione con Dio. Il Concilio Vaticano II nel capitolo V della Lumen Gentium parla di vocazione universale alla santità. Sappiamo che Teresa è stata aiutata molto dai Domenicani e che proprio fr. Luigi di Granada O.P. ha scritto un libro nel quale espone un metodo per fare orazione, che è stato fatto proprio dalla nostra Santa e dall’Ordine Carmelitano.

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  • La Beata Marie Poussepin

    La Beata Marie Poussepin

    Il 14 ottobre è la memoria liturgica della Beata Marie Poussepin. Del mio paese natale, 5 mie compaesane appartenevano a questa Congregazione che è la più numerosa tra le Congregazioni domenicane femminili, diffusa in tutto il mondo tranne che in Italia. Quasi le sole Italiane, in percentuale le più numerose, provenivano dal mio paese. Negli anni scorsi ho celebrato il funerale di due delle ultime tre rimaste. Ora ne è rimasta una: sr. Rosaria! Il primo abito domenicano l’ho visto in paese, da bambino, portato con umile fierezza da sr. Adelaide, una figlia della Beata Marie. Questo mio semplicissimo contributo è motivato dall’affetto e dalla riconoscenza, con vivo desiderio di vedere ancora italiane seguire le orme di S. Domenico attraverso il carisma tutto speciale di Marie Pousssepin che mette insieme la Carità (Suore di Carità) e il carisma domenicano.

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  • San Domenico: compassione e fraternità

    San Domenico: compassione e fraternità

    Ci sono due caratteristiche del profilo e dell’esistenza di san Domenico che possono essere importanti per la nostra vita oggi. Un primo aspetto è la sua capacità di cambiare nel corso della sua esistenza, di essere aperto a seguire le chiamate che egli coglieva come Parola di Dio nella sua vita nel rapportarsi alle sofferenze degli altri. I testimoni che l’hanno conosciuto sono concordi nel dire che uno dei tratti propri della sua esperienza fu l’attitudine di compassione. Compassione è quella capacità di avvertire come propria la sofferenza e l’angustia dell’altro e dell’altra che s’incontra. Per san Domenico vivere la compassione significava non rimanere indifferente di fronte alle richieste che provenivano dalle persone che incontrava, richieste immediate, concrete, e attese di senso della vita.

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  • Domenico uomo evangelico

    Domenico uomo evangelico

    Domenico è affascinato dalla radicalità del vangelo, in particolare dal radicalismo delle beatitudini. I suoi modelli sono Cristo e Maria Vergine. Cristo ha amato talmente gli uomini da consegnarsi, per la loro salvezza, volontariamente alla morte. La sua missione è l’evangelizzazione, ma questa non ammette limiti. «Non ammette limiti geografici né limiti di impegno e di sacrificio. Il suo carisma – la caritas veritatis – fiorisce dalla radicalità evangelica. Egli prende il meglio delle tradizioni monastiche e vi aggiunge lo stile di vita degli Apostoli», scegliendo una Regola austera. Essere ambasciatore di Cristo, seguirne le orme, significa per Domenico vivere il radicalismo delle beatitudini ascoltate con le proprie orecchie dagli Apostoli. In merito, il beato Giordano ci racconta che papa Gregorio IX, che conosceva molto bene il Santo spagnolo, un giorno affermò d’aver trovato in lui «un uomo che ha attuato integralmente la vita degli Apostoli».

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  • Si sono mai incontrati S. Domenico e S. Francesco?

    Si sono mai incontrati S. Domenico e S. Francesco?

    Ma si saranno davvero incontrati Francesco e Domenico? Lo scettico probabilmente direbbe che “no, sono tutte sciocchezze devozionali”. Forse, poi, il fedele più devoto affermerebbe senza colpo ferire: “Certo, è ovvio… si volevano così bene!”. Eppure entrambe le posizioni sembrano voler ignorare il dato storico per chissà quali motivi. È proprio per questo, per scoprire cioè la verità dei fatti, che desideriamo scrivere due righe in occasione della festa di S. Francesco. Le Vitae fratrum (cap. I, n° 4) di Geraldo di Frachet, francese di nascita ed entrato nell’Ordine domenicano nel convento di St. Jacques a Parigi nel 1225, furono scritte dopo il 1255 e terminate con grande probabilità nel 1271 (50 anni dopo la morte del santo fondatore). Le fonti da lui riportate sono tutte deposizioni inviate o al Maestro dell’Ordine o a lui stesso, inerenti San Domenico e i frati della prima generazione dell’Ordine.

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  • Due domande…

    Due domande…

    Due domande fondamentali

    Le due domande formulate da Gesù nel Vangelo di Luca al capitolo 9, versetti dal 18 al 21 di qualche giorno fa non sono affatto casuali. “Chi dice la gente io sia? Ma voi chi dite io sia?” Sembrano quasi spiazzare i discepoli. Esse sono poste proprio durante un momento di preghiera. Gesù volontariamente rompe il silenzio meditativo. Quel silenzio orante che lo unì al Padre durante la sua missione terrena. Perché proprio in questo momento? Pensiamo ai momenti allegri trascorsi in famiglia o con gli amici. Siamo a tavola per il pranzo, oppure dinanzi alla televisione. O anche in un bar a sorseggiare una bevanda calda durante un inverno gelido.

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  • San Domenico, sposo della Misericordia

    San Domenico, sposo della Misericordia

    «O mio Dio, se molti sapessero per esperienza quanto è giocondo sposarsi con te! O se sapessero quanta ne è poca la fatica, e quanto immensa la mercede! Ardo tutto nel pensare che tanti beni così a portata di mano, sono trascurati da molti, e che la messe è tanta e gli operai così pochi.»

    Questo brano, tratto dal Libretto dell’Eterna Sapienza del b. Heinrich Seuse, ci fa entrare nel dialogo profondo di un’anima che cerca disperatamente il dispensatore dei Doni, e l’anima di un discepolo prostrato a causa della sua miseria che chiede Misericordia.

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